Sono sette le persone alle quali la Procura di Crotone ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari. A essere iscritti nel registro degli indagati per i reati, a vario titolo contestati, di falso ideologico e materiale e peculato sono: Carmine Claudio Liotti, 69 anni, presidente del consiglio di amministrazione dell’ente pubblico Congesi (Consorzio tra comuni per la gestione del servizio idrico integrato nel Crotonese), dal 4 febbraio 2016 al 31 dicembre 2024; Michele Liguori, 52 anni, responsabile per la formazione del bilancio di Congesi; Lucia Bossi, 48 anni, consigliere del consiglio di amministrazione di Congesi; Vincenzo Capozza, 62 anni, consigliere del consiglio di amministrazione di Congesi; Maria Riccio, 35 anni, consigliere del consiglio di amministrazione di Congesi; Ettore Scutifero, 56 anni, responsabile dell’area tecnica e progettazione di Congesi; Arturo Zizza, 64 anni, consigliere del consiglio di amministrazione di Congesi.

L’accusa di falso

La Procura, guidata da Domenico Guarascio, accusa Liotti, Liguori, Bossi e Capozza di falso ideologico e materiale perché avrebbero approvato e formato falsi bilanci di esercizio dal 2016 al 2021. Avrebbero fornito una rappresentazione non veritiera della situazione economico patrimoniale del consorzio Congesi, alterando in modo sensibile la situazione economica, patrimoniale e finanziaria del consorzio ed in particolare, occultando agli amministratori dei comuni consorziati l’esistenza di crediti inesistenti e, soprattutto, facendo risultare utili di esercizio quando in realtà Congesi si trovava difronte a perdite di decine di migliaia di euro.
Falso ideologico e materiale vengono contestati a Liotti, Liguori, Zizza e Riccio per gli anni dal 2022 al 2023.

L’accusa di peculato

Inoltre Michele Liguori ed Ettore Scutifero sono accusati di peculato perché avrebbero usato per scopi personali l’auto di servizio. La vettura era assegnata, sostiene l’accusa, a Scutifero che consentiva a Liguori di usarla per raggiungere la propria residenza estiva a Strongoli Marina. E lo stesso Scutifero l’avrebbe usata per raggiungere la residenza estiva di Strongoli e l’abitazione invernale a Marano Principato.
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Giuseppe Trocino, Paola Russo, Domenico Olivo, Antonio Poleo, Tiziano Saporito, Giuseppe Malena, Roberto Previte.

Da Soakro a Congesi, fallimenti e inchieste

È ormai atavico il problema dell’acqua nel Crotonese. Dalla distribuzione alla potabilità i comuni sono in grande sofferenza.
Ma la storia della gestione dell’acqua ha aperto capitoli avvilenti negli ultimi decenni.
Fino 2024 la gestione del servizio idrico era in mano a Congesi, un consorzio partecipato da 14 comuni del Crotonese (il 50% delle quote era detenuto dal capoluogo Crotone), ora in fase di liquidazione dopo aver accumulato un debito da 25 milioni di euro nei confronti di Sorical (Società di ricorse idriche calabresi controllata dalla Regione). Nel 2024 Sorical ha cercato di far dichiarare dal Tribunale di Crotone il fallimento di Congesi ma i giudici hanno rigettato la richiesta ritenendo che i consorzi di comuni sono da considerare a tutti gli effetti enti pubblici e quindi non possono fallire anche se hanno debiti monstre come quello di Congesi nei confronti di Sorical.

Tra l’altro Congesi nasceva dalle ceneri di Soakro, società acque potabili Crotone, che ha gestito il servizio idrico e di depurazione in diversi comuni della provincia fino al gennaio del 2016, quando venne dichiarata fallita lasciando un buco quantificato in 49 milioni di euro. Il 10 settembre 2024 il Tribunale di Crotone ha condannato 14 persone, tra amministratori pubblici, dirigenti e funzionari. Da bancarotta fraudolenta il reato è stato riqualificato in bancarotta impropria semplice. Secondo l'accusa, amministratori e funzionari della Soakro avrebbero inserito, nei bilanci della società, crediti vantati nei confronti di Sorical, relativi alla differenza tra il costo dell'acqua preteso dalla società regionale e quello che, invece, Soakro riteneva di doverle corrispondere. Ma secondo la Procura di Crotone questi debiti non sarebbero mai esistiti. Ora il procedimento pende davanti alla Corte d’appello di Catanzaro.