L’indagine mette in luce i presunti accordi tra Fabio Manica e i suoi sodali per garantire affidamenti fiduciari alle ditte “amiche”. In cambio il denaro, frutto di corruzione, veniva spartito tra i sodali coinvolti
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Pranzi, cene, settimane bianche, spese assicurative, l’acquisto di una Bmw, le quote di condominio e spese sanitarie. Secondo le indagini condotte dalla Guardia di finanza di Crotone erano queste le spese che il consigliere comunale di Forza Italia a Crotone, ex presidente della Provincia di Crotone, Fabio Manica, sosteneva con i soldi frutto di corruzione e falso. In sostanza, racconta l’inchiesta denominata Teorema, Manica e altri indagati, avrebbero affidato appalti sotto soglia legati all'edilizia scolastica a professionisti amici che poi versavano una parte del compenso ricevuto per i lavori, sul conto di una società, la Sinergyplus, formalmente intestata all’ingegnere Giacomo Combariati, ma della quale, secondo gli inquirenti, Manica era socio occulto. Il denaro finiva poi su una carta di credito che sarebbe stata utilizzata dal politico. Il conto corrente della Sinergyplus, sul quale venivano versate le risorse riconducibili a operazioni accreditamento o di trasferimento di denaro proveniente da appalti pubblici, era anche nella piena disponibilità di Fabio Manica il quale da novembre 2023 ad agosto 2025 avrebbe effettuato 85 prelievi di contanti per un totale di 46.200 euro.
Un campanello d’allarme per gli inquirenti è stato anche il fatto che, nella stessa giornata, o a distanza di pochi giorni in cui Comberati prelevava del denaro dal conto della società, quella stessa cifra venisse poi versata sul conto di Manica. Questo ha suscitato il sospetto che fosse lo stesso Manica a prelevare il contante dal conto della Sinergyplus e a versarlo sul proprio conto. Un sospetto che sarebbe stato avvalorato dai controlli nella sede centrale della banca di Manica. I riscontri avrebbero accertato che degli 85 prelievi, ben 63 sarebbero stati effettuati dallo stesso bancomat.
Secondo la Procura di Crotone questo denaro è il prezzo per l’affidamento dei lavori pubblici ottenuti. Denaro che Manica non avrebbe avuto nessun titolo a percepire se non sotto forma di «tangente», in seguito ad affidamenti pubblici illeciti elargiti a ditte compiacenti delle quali una riconducibile allo stesso Manica.
Dalle indagini e dalle intercettazioni verrebbe fuori una pianificazione illecita delle gare e degli affidamenti fiduciari mediante accordi tra Manica e i suoi sodali. Accordi che avrebbero visto la partecipazione anche di pubblici funzionari e, infine, la spartizione dei finanziamenti percepiti illecitamente.



