Nuovo balzo in avanti del greggio. Moody's avverte: «Un'interruzione prolungata nello Stretto di Hormuz porterà il costo del gas a superare i 100 euro per megawattora». Italia tra i paesi più esposti
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Nessun negoziato. Iran e Usa non si parlano. I canali ufficiali risultano sordi alle richieste, giunte da più parti, di mettere fine al conflitto.
La mediazione diplomatica del Pakistan appare al momento molto debole, con Islamabad incapace di superare lo stallo delle minacce reciproche scambiate anche oggi tra Washington e Teheran.
La riapertura settimanale delle Borse ha scaricato sui mercati internazionali tutte le tensioni del momento. E il prezzo del greggio è balzato in avanti, toccando quota 116,87 dollari al barile, dopo che il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’intenzione di «prendere il petrolio dell'Iran». Negli Usa la benzina ha raggiunto 3,99 dollari al gallone, prezzo più alto dal 2022. Molti paesi lamentano serie difficoltà di approvvigionamento di gas e carburanti e in alcuni di questi, in Asia, è iniziato il razionamento. Ma il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha dichiarato che il «mercato petrolifero globale è ben rifornito, con un numero crescente di navi che attraversano lo Stretto di Hormuz». «Col tempo - ha detto Bessent in un'intervista a Fox News - gli Stati Uniti riprenderanno il controllo dello Stretto e ci sarà libertà di navigazione, sia con scorte statunitensi che con scorte multinazionali».
Secondo il servizio di tracciamento navale Marine Traffic da sabato nello Stretto di Hormuz è aumentato il passaggio di navi provenienti Pakistan, Cina e India e dirette nelle aree di stoccaggio dei porti iraniani e dell’isola di Kharg.
Tutto ancora fermo, invece in Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi e Oman. I paesi del Golfo sono bersaglio degli attacchi missilistici dei pasdaran. Interrotta la produzione di gas naturale liquefatto.
Moody's oggi avverte che «un'interruzione prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe spingere i prezzi del gas in Europa ben al di sopra degli attuali livelli a termine, fino a superare potenzialmente i 100 euro per megawattora». L'agenzia di rating ricorda che «l'Unione europea ha importato circa 10 miliardi di metri cubi di gnl dal Qatar nel 2025, pari a circa il 2% delle sue importazioni totali di gas e al 3% della domanda di gas dell'Ue». «Con lo stoccaggio di gas attualmente al di sotto della media a lungo termine - evidenzia Moody’s - il rischio principale è rappresentato da un rallentamento delle immissioni in stoccaggio durante l'estate, che lascerebbe le scorte al di sotto dei livelli richiesti in vista della stagione invernale». Tra i paesi più esposti allo stop di forniture dal Qatar ci sono Italia e Belgio. Doha, dice l’agenzia di rating, «rappresenta rispettivamente il 4% e il 16% delle importazioni totali di gnl di questi paesi nel 2024, il che implica potenziali e significativi deficit di approvvigionamento interno in assenza di volumi sostitutivi».
I messaggi distensivi lanciati dal segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, cozzano dunque con la realtà.
Diversi paesi stanno adottando misure drastiche per contrastare la crescente crisi energetica scatenata dalla guerra in Medio Oriente.
L'Asia sta subendo l'impatto più forte. Sono in atto razionamenti di carburanti e gas. La scorsa settimana il governo giapponese ha iniziato a rilasciare le riserve strategiche statali di petrolio in quantità sufficiente a coprire 30 giorni di consumo e ha adottato dei sussidi per cercare di mantenere i prezzi della benzina a una media di circa 170 yen, 1,07 dollari al litro. Tokio importa dal Golfo il 90% del suo stock di greggio e un terzo del fabbisogno di gas.
Sempre la scorsa settimana le Filippine sono diventate il primo Paese a dichiarare lo stato di emergenza nazionale a causa della crisi energetica. Hanno introdotto sussidi per il carburante e altre misure per ridurre i costi di trasporto, oltre ad aver adottato provvedimenti per contrastare fenomeni speculativi. Oggi la Polonia si è unita a Corea del Sud , Cina , Croazia e Ungheria nell'introduzione di un tetto massimo al prezzo del petrolio. In Italia il Decreto carburanti è quasi in scadenza: gli effetti positivi degli sconti sono stati limati dall’aumento del greggio e dai conseguenti rincari nei distributori. La Francia ha adottato sussidi mirati sui carburanti per i settori dei trasporti, dell'agricoltura e della pesca, oltre a una politica di aiuto alle famiglie a basso reddito per il pagamento delle bollette energetiche. Il Regno Unito è pronto a lanciare un piano straordinario da 50 milioni di sterline per sostenere la spesa energetica delle famiglie a basso reddito.
Misure straordinarie che non potranno reggere a lungo la pressione di un conflitto i cui effetti mettono a serio rischio la tenuta dell’economia mondiale.

