Mentre il conflitto continua, emergono contatti diretti tra Washington e Teheran. Messaggi scambiati tra emissari potrebbero aprire uno spiraglio diplomatico, ma resta il mistero su chi abbia davvero il potere di negoziare nella Repubblica islamica
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Abbas Araghchi, Iranian Foreign Minister, is seen during a joint press conference with Turkish Foreign Minister Hakan Fidan (not in view). - Foad Ashtari / SOPA Images//SOPAIMAGES_SOPA16323/Credit:Foad Ashtari / SOPA/SIPA/2511301831
Un canale di comunicazione diretto tra Stati Uniti e Iran sarebbe stato riattivato negli ultimi giorni. A rivelarlo, secondo il sito Axios, sono un funzionario americano e una fonte informata sui contatti diplomatici, secondo cui l’inviato statunitense Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi hanno ripreso a scambiarsi messaggi.
Non è chiaro quanto siano stati sostanziali questi contatti, ma si tratterebbe della prima comunicazione diretta tra le due parti dall’inizio della guerra, scoppiata oltre due settimane fa.
Messaggi per fermare la guerra
Secondo le fonti citate, Araghchi avrebbe inviato alcuni messaggi a Witkoff concentrati soprattutto sulla possibilità di porre fine al conflitto.
Il sito Drop Site News ha riferito che anche l’inviato americano avrebbe cercato di contattare il ministro iraniano, citando funzionari di Teheran secondo cui Araghchi avrebbe ignorato i messaggi della Casa Bianca. Una versione che tuttavia viene contestata da un funzionario statunitense, secondo cui sarebbe stato proprio il capo della diplomazia iraniana a cercare il dialogo.
Washington, però, mantiene ufficialmente una linea prudente. La stessa fonte ha infatti dichiarato ad Axios che gli Stati Uniti “non stanno parlando con l’Iran”.
Le parole di Trump
Il presidente Donald Trump ha confermato lunedì che l’Iran ha cercato di comunicare con gli Stati Uniti, ma ha anche espresso dubbi sulla reale autorità degli interlocutori coinvolti.
“Vogliono fare un accordo. Stanno parlando con i nostri uomini… abbiamo persone che vogliono negoziare, ma non sappiamo nemmeno chi siano”, ha dichiarato ai giornalisti.
Pur mostrando scetticismo sulla disponibilità di Teheran a raggiungere un accordo, Trump ha aggiunto di non essere contrario ai colloqui: “A volte da queste cose possono nascere risultati positivi”.
Il presidente ha anche sottolineato l’incertezza sulla catena di comando iraniana, ricordando che molti alti funzionari sono stati uccisi durante il conflitto. Trump ha citato anche Mojtaba Khamenei, indicato come nuovo leader supremo iraniano, che non sarebbe stato visto pubblicamente e potrebbe essere morto.
Le condizioni di Washington
Un alto funzionario statunitense ha respinto la richiesta iraniana di “riparazioni” come parte di un eventuale accordo di pace. Tuttavia, la Casa Bianca non chiude del tutto alla diplomazia.
Secondo la stessa fonte, Trump sarebbe disposto a valutare un accordo che consenta all’Iran di reintegrarsi nell’economia globale e di tornare a trarre profitto dalle proprie esportazioni di petrolio.
“Il presidente è sempre aperto a un accordo”, ha affermato il funzionario, sottolineando però che Washington non intende negoziare “da una posizione di debolezza” né rinunciare alle ragioni che hanno portato allo scoppio del conflitto.
La posizione di Teheran
Negli ultimi giorni i funzionari iraniani hanno però negato pubblicamente l’esistenza di negoziati per un cessate il fuoco con l’amministrazione Trump.
Secondo Teheran, un semplice stop temporaneo alle ostilità non sarebbe sufficiente, perché consentirebbe a Stati Uniti e Israele di riorganizzarsi per colpire nuovamente. L’Iran chiederebbe invece garanzie che qualsiasi accordo di pace sia definitivo.
Il ruolo di Araghchi
Prima della guerra Abbas Araghchi non era considerato uno dei principali decisori della politica iraniana, e anche i funzionari statunitensi ritengono che non abbia piena autorità negoziale.
Tuttavia, secondo alcune fonti, il ministro degli Esteri starebbe coordinando le sue mosse con Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniana, che sarebbe diventato il principale leader civile del Paese dopo l’uccisione dell’ex guida suprema Ali Khamenei.
Nonostante i dubbi sul suo peso politico, per Washington Araghchi resta l’interlocutore più accessibile: gli Stati Uniti hanno già avuto rapporti diplomatici con lui in passato e, soprattutto, è ancora in vita.

