Dall’occupazione allo spread, passando per gli investimenti al Sud e il Pnrr. Ma non sono mancati casi politici e passaggi a vuoto: sullo sfondo ci sono già le urne
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Stefano Caofei
Il Governo Meloni con Giorgia in testa venerdì 4 settembre ha scritto la storia: è il governo più longevo della storia della Repubblica, 1413 giorni. Da oggi in poi ogni giorno sarà un record.
Siamo entrati nel quarto anno di governo, l’ultimo prima del tanto atteso appuntamento alle urne di aprile (o ottobre) 2027 che si presenta già come una campagna elettorale bollente. Tra frizioni interne al centrosinistra per la leadership e malumori interni al centrodestra per qualche presenza non gradita in coalizione. Ma di questo, avremo tempo e modo di scrivere. Oggi, la domanda è un’altra: cos’ha fatto Giorgia Meloni?
Sull’occupazione: dai dati forniti da Palazzo Chigi si apprendono percentuali interessanti. Dal 2022 ad oggi il governo avrebbe stabilizzato 1,2 milioni di contratti precari facendo arrivare il tasso di occupazione al 62,6% il che rappresenterebbe per l’Italia la percentuale di impiego più alta mai raggiunta. Di conseguenza, anche il tasso di disoccupazione sorride agli italiani, fermandosi al 6% e registrando la percentuale di disoccupati più bassa da giugno 2007. Il vero record però, in materia di occupazione è il numero di giovani occupati nei diversi settori: 24 milioni. Non un record nazionale, ma europeo.
Sul versante economico: al momento dell’insediamento del governo l’indice dello spread segnalava 236 punti base, oggi appena 79. Ciò significa che rispetto a quattro anni fa lo spread ha finalmente perso 157 punti base. Migliorano le aziende quotate in borsa che, già nell’ottobre 2022, avevano registrato un andamento più che positivo anche nel mercato internazionale segno di buona fiducia devi investitori esteri del governo in carica.
Ancora sul versante economico, ma con un occhio al meridione, il governo di Giorgia Meloni ha definito il Sud come “locomotiva d’Italia” investendo nella ZES (zona economica speciale) unica 8,5 miliardi. Inoltre, sempre in tema Sud, la percentuale di investimenti pubblici rispetto al 2022 nel solo meridione è un +61% con altri 7 miliardi in cantiere da investire (in queste somme non è conteggiato l’investimento per il ponte sullo stretto, 13 mld).
L’Italia è la prima nazione in Europa per obiettivi raggiunti con il PNRR, ma come li ha usati questi (tantissimi) soldi il governo? I quasi 140 miliardi ricevuti sono stati investiti finanziando 447mila progetti di cui già 294mila sono conclusi. 11 miliardi destinati alla transizione ecologica ed in questo settore, nel solo 2023, il governo ha avviato più di 150 investimenti diretti contro l’inquinamento investendo quasi 1 miliardi per il piano contro la siccità.
Cresce l’Italia nel mondo: nel solo 2024 è stato record di investimenti diretti esteri per l’avvio di nuove attività, 35 miliardi di euro investiti nel tricolore. È la prima volta che in questa classifica l’Italia si classifica prima. Le aziende italiane, tutte sommate, hanno esportato beni per un valore totale di 623,5 miliardi di euro in media ogni anno, ottimo – in questo settore – l’anno passato che ha registrato 400mld in entrata nei primi sette mesi (Gennaio – Luglio 2027). Record per l’export agroalimentare, 70mld in entrate per le aziende del settore, mai così tanto.
Quindi tutto rose e fiori? Ci mancherebbe.
Tanti scivoloni anche dei più fedeli di Giorgia: 21 novembre 2023, il ministro Lollobrigida fa fermare un treno AV perché “in ritardo per un appuntamento”. L’01/01/2024, l’on. Pozzollo (FdI) spara un colpo di pistola ferendo un uomo nella notte di Capodanno. Il 21 gennaio 2025 l’Italia con un volo di Stato rimpatria in Libia il generale Almasri accusato di Crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. Come non parlare del 23 marzo 2026; la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere è bocciata dagli italiani, 53% no 47% si provocando le dimissioni in blocco di Delmastro, Bartolozzi e Santanché (che aveva già rischiato nel febbraio del 2025 quando la Camera bocciò la mozione di sfiducia per la ministra accusata di falso in bilancio ai danni dello Stato).
Per non parlare del tema sicurezza, non a caso non inserito nelle buone cose del governo Meloni. Non una gestione seria del tema, enorme lacuna per un governo che si erge a rappresentare “la destra” italiana salvo poi vedere le solite tristi scene nelle stazioni e nelle piazze specie del Settentrione.
È stato interessante capire anche come i principali quotidiani nazionali abbiano trattato il tema. Mai come nella giornata del 4/09, le prime pagine erano diverse.
Esulta il gruppo Angelucci con Libero che in prima pagina riserva un’immagine caricaturale della premier impegnata a fare un gesto non elegantissimo ma di sfottò agli avversari. “Tiè” titola il direttore Alessandro Sallusti dicendo nel suo editoriale – dal titolo il segreto della destra è la sinistra – che mentre la destra conservatrice è realista la sinistra si è ridotta ad un’utopia demagogica avvelenata da un politically correct che solo ora sta in parte ripudiando.
Gioisce anche Il Giornale, del medesimo gruppo editoriale. Il direttore responsabile Tommaso Cerno fa un invito alla premier ed al governo tutto: “l’eccezione deve diventare normalità”. Esulta elegantemente quando aggiunge che “noi” – riferendosi al popolo tricolore – “sempre ultimi della classe, abbiamo compiuto la rivoluzione più banale. Rispettare il voto e la parola data, anche quando sembrava difficile e scomodo”.
Più cauto Vittorio Feltri che invita l’amica Giorgia a pensare ad altro e a concedersi un solo giorno di festa, quello di venerdì a Bari. Il suo obiettivo – dice il direttore – deve essere la riconferma mentre la sua preoccupazione deve essere la scelta degli alleati. “Non sottovaluti Vannacci, non è più un fuoco di paglia. Avremo poi tempo per dargli la colpa per aver fatto il gioco degli avversari, ma le lacrime non si contano nelle urne. I moralismi nemmeno”.
Di tutt’altro avviso il Fatto Quotidiano: “Meloni, 4 anni senza niente da festeggiare” ancor più duro il direttore Travaglio “quattro anni buttati”. Poi spiega: “quattro anni fa Giorgia Meloni aveva una grande occasione: spogliarsi dagli abiti di capofazione ed indossare quelli di rappresentante di tutti” critica poi le scelte dei nomi ai dicasteri più importanti e lamenta una sudditanza verso Kiev e Tel Aviv.
Grandi assenti, fa notizia, Il Corriere e Repubblica. In prima pagina questa notizia non trova spazio, salvo un inserto a pagina 4. Scelte.
Ora, cara Meloni, il 2027 è arrivato. Passata la legge elettorale che non si sa come andrà a finire, le urne sono vicine. La coalizione è fragile e gli equilibri precari, cosa strana per una destra che almeno negli ultimi dieci anni si è dimostrata sempre compatta.
La storia insegna: seppur il comandante è forte se l’esercito non è all’altezza la guerra è persa. Tu, Voi, siete pronti alla battaglia?



