Eseguita dalla Guardia di Finanza la sentenza della Corte d’Appello: le indagini hanno svelato un patto tra l’azienda e la cosca per guadagnare fette di mercato a discapito della concorrenza
Dalle carte dell’inchiesta Monastero emergono le pressioni esercitate dalla cosca dei Ti Mangiu nonostante le indagini in corso: «Il boss aveva inveito contro i locatari per riscuotere le somme»
In un’intercettazione lo sfogo del titolare di un noto bar costretto a fornirsi dai distributori scelti dalla ‘ndrina per non subire ritorsioni: «Favorisci e loro sono contenti. Così funziona»
Nell’inchiesta Monastero i presunti favori di uno dei referenti della cosca a un avvocato penalista. I pm antimafia ipotizzano un patto con un imprenditore che il gip ridimensiona: l’indagato non avrebbe avuto vantaggi concreti dal rapporto la ’ndrina
In tre sono finiti in carcere, uno ai domiciliari. Secondo gli inquirenti esercitavano «pressioni sugli operatori economici» sottoponendoli a «sistematiche azioni vessatorie»
NOMI | Il procedimento è nato da un'inchiesta contro una cellula della cosca Labate. Al termine della requisitoria sono arrivate le richieste di condanne per sette imputati che hanno scelto il rito abbreviato
Le indagini consentirono di ricostruire gli assetti e le dinamiche di una una delle più temibili e potenti articolazioni della ‘ndrangheta unitaria. Il clan controllava nella città di Reggio Calabria il popoloso quartiere Gebbione
Non è un'associata, non viene da una famiglia di 'Ndrangheta, non è una parente dei Labate. Ma la dipendente comunale sospesa nell'inchiesta Cassa continua si sarebbe precipitata a informare dell'interdittiva antimafia in arrivo, consigliando anche possibili contromisure. Per il gip, insieme al marito per «accreditarsi agli occhi di un boss»
NOMI-VIDEO| Sei persone in manette. Tra i reati contestati anche estorsioni e detenzione di armi da guerra. Nel blitz dei carabinieri all'alba coinvolta anche una dipendente del Comune
I finanzieri hanno potuto constatare che, la concessionaria, formalmente amministrata dalla moglie, era in realtà gestita dal marito riconosciuto come 'organico' alla cosca dei Labate. Sigilli anche ad auto di lusso