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Home page>Cronaca>Uomini dello Stato vitti...

Uomini dello Stato vittime della ’ndrangheta, pagarono con la vita la lotta alla mafia: ecco chi sono

Ecco chi sono i 14 eroi che caddero nello scontro contro la 'ndrangheta in Calabria e fuori dalla nostra regione. Militari e magistrati che hanno pagato con la loro vita l'attaccamento agli ideali Repubblicani e democratici. Stasera nuova puntata di Mammasantissima "Donne e sangue"

Redazione
28 febbraio 202315:32
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Uomini dello Stato vittime della ’ndrangheta, pagarono con la vita la lotta alla mafia: ecco chi sono

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Stava bevendo un caffè nella piazza del paese dove prestava servizio, a Delianuova nel Reggino, quando il fratello di due ‘ndranghetisti che aveva arrestato all’inizio dell’anno lo uccise per vendetta. Così venne assassinato l’1 settembre del 1951 il maresciallo Antonio Sangeniti, nato 41 anni prima a Petrizzi, in provincia di Catanzaro. A ucciderli Angelo Macrì, fratello dei Rocco e Giuseppe, finiti in carcere nei primi mesi del 1951, e di Gianni ucciso nel corso di un conflitto a fuoco con i carabinieri. Macrì sparò contro Sangeniti 4 colpi con una Beretta calibro 9 colpendolo al torace. Alcuni presenti tentarono di soccorrerlo, ma per il graduato dell’Arma non ci fu più niente da fare. Morì poco dopo. Il giorno dell'omicidio Antonio Sangeniti si trovava in licenza.

Francesco Ferlaino

Francesco Ferlaino viene ucciso il 3 luglio 1975, divenendo il primo magistrato ammazzato dalla ’ndrangheta. Aveva sessantuno anni. L’agguato venne compiuto a Nicastro, frazione di Lamezia Terme, quando si trovava in auto a pochi minuti da casa. Ad ucciderlo alcuni sicari a colpi di fucile. Killer che dopo 48 anni sono ancora senza nome. Ferlaino aveva lasciato il tribunale di Catanzaro dove lavora per raggiungere la sua abitazione a bordo della Fiat 124 di servizio guidata dall’appuntato dei carabinieri Felice Caruso. Il magistrato, sceso dall’auto verso le 13:30 e a pochi metri dal palazzo nel quale abitava e nel quale lo stavano aspettando per pranzare i suoi cinque figli, in corso Nicotera, da un’Alfa di colore il killer scarica due colpi di lupara alla schiena del magistrato e lo uccide. 

Vincenzo Caruso e Stefano Condello

Stefano Condello e Vincenzo Caruso sono stati uccisi nel conflitto a fuoco seguito alla scoperta di un summit di mafia in contrada Razzà, a Taurianova, nel Reggino. I due carabinieri sono morti dopo aver sventato un summit dei clan che si stava tenendo in una zona agricola della piana di Gioia Tauro. Era l’1 aprile del 1977: tre militari del Nucleo radiomobile della compagnia di Taurianova, durante il giro di controllo scorgono alcune vetture parcheggiate e si insospettiscono perché una di quelle è intestata a un pregiudicato. Per questo motivo l’appuntato Stefano Condello (47 anni) decide di fermarsi per ispezionare la zona insieme al collega Vincenzo Caruso (27 anni), lasciando Pasquale Giacoppo (24 anni) a controllare l’auto. I due militari capiscono che è in corso un summit di ‘ndrangheta. I due uomini dell’arma vengono raggiunti da una pioggia di fuoco. Condello viene ferito alle spalle mentre Caruso, dopo aver ucciso due aggressori, viene ammazzato. 

Bruno Caccia

Bruno Caccia è il magistrato che fu assassinato a Torino da un commando sotto la sua abitazione. All'epoca era a capo della procura cittadina ed era conosciuto per la determinazione e l'intransigenza con cui svolgeva il proprio lavoro. La Cassazione ha avvalorato le conclusioni degli inquirenti, secondo i quali il delitto portava la firma della criminalità organizzata. Già nel 1992 era stato condannato in via definitiva al carcere a vita un presunto boss, Domenico Belfiore di Gioiosa Jonica, in qualità di mandante. Rocco Schirripa fu arrestato nel 2015. Per lui l'ergastolo è diventato irrevocabile nel 2020. Domenica 26 giugno 1983 Bruno Caccia aveva, come era solito fare, deciso di concedere un giorno di riposo alla propria scorta. Intorno alle 23.30, mentre portava a passeggio il proprio cane era stato affiancato da una macchina (una Fiat 128 di colore verde) con almeno due uomini a bordo. Muore dopo essere stato raggiunto da 14 colpi, alcuni esplosi a distanza ravvicinata. Soltanto un mese prima dell’omicidio aveva revocato la domanda per il posto di Procuratore Generale di Torino. Dopo le dichiarazioni di Schirripa, la procura generale di Torino nel luglio dello scorso anno ha deciso di riaprire le indagini.

Carmine Tripodi

Il brigadiere dei carabinieri Carmine Tripodi è stato ucciso dalla ‘ndrangheta a San Luca nel febbraio del 1985 a soli 25 anni.  Il militare stava rientrando a casa ed era in macchina lungo la provinciale che da San Luca lo avrebbe condotto alla zona marina del paese della Locride. La sua auto fu bloccata da un commando che gli sbarrò la strada e sparò contro. Anche se ferito, riuscì a reagire estraendo la pistola d’ordinanza e ferendo uno dei sicari. In poco tempo vennero individuati ed arrestati i suoi presunti assassini, tutti appartenenti alle locali cosche, ma nei processi che si svolgeranno negli anni seguenti verranno tutti assolti e quel delitto rimane ancora oggi irrisolto. Fortemente impegnato ad arginare l’ondata dei sequestri di persona sui crinali dell’Aspromonte negli anni ’80, riuscì ad assicurare alla giustizia diversi esponenti delle più note famiglie di ndrangheta coinvolte.

Sergio Cosmai

Sergio Cosmai, nato a Bisceglie il 10 gennaio 1949, fu ucciso a Cosenza il 13 marzo 1985. Ammazzato dalla ‘ndrangheta mentre ricopriva il ruolo di direttore del carcere di Cosenza. Nelle prime ore del pomeriggio del 12 marzo 1985, Cosmai lasciò l’auto di servizio nel carcere di via Popilia dove risiedeva con la famiglia e si mise alla guida della sua Fiat Cinquecento gialla sulla statale 19 per andare a prendere la figlia a scuola. Nel tratto di strada che collega Cosenza a Roges di Rende venne raggiunto da undici colpi di calibro 38 sparati da due killer a bordo di una Golf; colpito alla testa, il direttore Cosmai perse il controllo dell’autovettura, uscendo fuori strada. Infine, venne raggiunto da altri colpi di arma da fuoco da uno dei due killer, sceso nel frattempo dall'auto. A nulla valsero i soccorsi e il trasporto in ambulanza. Cosmai morì per le gravi ferite il giorno seguente all'agguato, lasciando la moglie Tiziana, la figlia Rossella e il figlio Sergio, nato un mese dopo la sua morte.

Filippo Salsone

Filippo Salsone era in servizio nella casa circondariale di Reggio Calabria anche era stato inviato temporaneamente in servizio di missione al carcere di Napoli Poggioreale. Di ritorno a Brancaleone per trascorrervi alcuni giorni di congedo ordinario, il 7 febbraio 1986 alle 20,30, in compagnia della moglie e del figlio, stava facendo ritorno a casa con la propria autovettura. In prossimità dell’abitazione l’auto è diventato il bersaglio di una scarica di colpi di arma da fuoco che uccidono Filippo Salsone e feriscono gravemente il figlio. I colpi sono sparati con una lupara e una pistola. Il maresciallo Salsone aveva prestato servizio precedentemente in altri istituti penitenziari della Calabria, tra cui Cosenza, nel periodo in cui la mafia aveva ucciso il direttore Sergio Cosmai. Nel corso delle successive indagini è emerso il chiaro stampo mafioso dell’omicidio. Salsone riconosciuto dal ministero dell’Interno Vittima del dovere, il 12 maggio 2010 il maresciallo della penitenziaria è stato insignito di medaglia d’oro al merito civile alla memoria. A Filippo Salsone è intitolata la casa Circondariale di Palmi.

Rosario Iozia

Il vicebrigadiere Rosario Iozia è stato ucciso a Cittanova nell’aprile 1987. Era giunto alla stazione di San Giorgio Morgeto il 3 giugno 1985 e il 27 agosto successivo, appena venticinquenne, era stato trasferito alla guida della squadriglia di Cittanova. Nonostante la sua giovane età, si distinse da subito per la serietà, l’equilibrio e la correttezza del suo operato. Iozia, intorno alle ore 19 del 10 aprile 1987, mentre percorreva località Petrara del Comune di Cittanova diretto a Polistena, all’uscita di una curva notò alcuni individui che attraversavano un uliveto armati di fucili a canne mozze. Il militare arrestò l’auto e si mise a inseguirli. Questi non esitarono a sparargli contro due colpi di lupara uccidendolo. 

Pietro Ragno

È l’una di sabato notte del 10 luglio 1988, un’Alfetta del Nucleo radiomobile di della compagnia carabinieri di Gioia Tauro stava rientrando verso il comando. Allo svincolo dell’autostrada rallenta per imboccare la curva quando si scatena una tempesta di fuoco. Sparano più di venti colpi contro la gazzella da dietro i cespugli, dove un commando si era appostato. All’interno dell’auto ci sono due carabinieri: Pietro Ragno alla guida, sposato e papà di una bambina di quasi un anno, riesce a sfilare la pistola dalla fondina, ma muore prima di poterla usare. Il capo equipaggio, seduto a fianco, l’appuntato Giuseppe Spera, 32 anni di San Cipriano Picentino provincia di Salerno, anche lui sposato e padre di due figli, viene colpito ad una gamba, alle spalle e, per fortuna, di striscio alla testa. I killer, pare fossero in tre tutti armati di fucile automatico, sparano con fucili caricati a pallettoni contro il parabrezza, il fianco, il dietro della macchina dei carabinieri. 

Antonino Marino

Il brigadiere Antonino Marino aveva 33 anni quando venne ucciso a Bovalino. La sera del 9 settembre 1990 la festa si trasforma in tragedia. Marino, vestito in borghese, e la sua famiglia sono stati sorpresi in un momento di relax. Lui era seduto a godersi un po’ di fresco davanti alle montagne di Bovalino Superiore per la festa della Madonna. Intorno, moglie, figlio, amici e conoscenti per guardare i fuochi d'artificio, il via ufficiale dei festeggiamenti. Poco dopo la mezzanotte di un sabato il killer è piombato all'improvviso e, approfittando della baraonda, ha iniziato a sparare, dileguandosi poi nel buio. Marino fu colpito al torace ed allo stomaco, ferite letali che lo portarono alla morte, nonostante i medici dell’ospedale di Locri operarono per ore cercando di salvargli la vita. Nell’agguato rimasero feriti anche la moglie incinta, Rosetta Vittoria Dama e di striscio il figlio di 1 anno. Quel bambino oggi è un uomo, si chiama Francesco e, sulle orme del padre, è diventato ufficiale nell’Arma dei carabinieri.

Antonino Scopelliti

Il giudice Antonino Scopelliti è stato ucciso in un agguato il 9 agosto del 1991 in località Campo Piale a Campo Calabro, vicino Villa San Giovanni, dove il magistrato tornava ogni anno per trascorrervi le vacanze estive. Scopelliti era nato il 20 gennaio 1935, era sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Senza scorta, metodico nei suoi movimenti, Scopelliti ucciso mentre, a bordo della sua automobile rientrava in paese dopo avere trascorso la giornata al mare. Gli assassini, almeno due persone a bordo di una moto, appostati lungo la strada, sparano con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. La morte del magistrato, colpito alla testa ed al torace, è istantanea. Secondo i pentiti della 'ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca sarebbe stata la cupola di Cosa Nostra siciliana a chiedere alla 'ndrangheta di uccidere Scopelliti, che avrebbe rappresentato la pubblica accusa in Cassazione nel maxi processo a Cosa nostra. Cosa nostra, in cambio del favore ricevuto, sarebbe intervenuta per fare cessare la guerra di mafia che stava insanguinando Reggio Calabria. Dopo una serie di processi, killer e mandanti del suo omicidio rimangono senza nome. 

Renato Lio

Il 20 agosto 1991 l’appuntato dei carabinieri Renato Lio viene ucciso a Soverato mentre si trova in servizio con un collega. Intorno alle 2.30 la pattuglia del nucleo radiomobile composta dagli appuntati Lio e Francesco Baita ferma per un controllo un’automobile con tre persone a bordo che procedeva ad alta velocità. Mentre Baita controllava via radio i documenti dei tre uomini Lia era intento a perquisire l’automobile. Massimiliano Sestito, che guidata la macchina, spinse il carabiniere e prendendo una pistola nascosta sotto al sedile fece fuoco per tre volte uccidendo Renato Lio dandosi poi alla fuga. Gli altri due occupanti dell’auto, i cugini Grattà, che in quel momento erano in strada, si consegnarono dimostrando di essere estranei ai fatti. Sestito fu arrestato il 4 luglio del 1992 da latitante e successivamente condannato a 30 anni di carcere. 

Salvatore Aversa

Quel quattro gennaio del 1992 il corso di Lamezia Terme era affollato come sempre. La consuetudine del passeggio andava a braccetto con la corsa per i regali dell’Epifania. Anche il sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e la moglie Lucia Precenzano avevano appena fatto incetta di doni per i nipotini ed erano stati a trovare una coppia di amici. Stavano rincasando a casa quando vennero uccisi con 15 colpi calibro 9, mentre stavano salendo in auto. I carabinieri giunti sul posto dopo avere ricevuto una telefonata trovarono la Peugeot 205 con la portiera anteriore aperta e all’interno riverso con la testa sul volante il corpo senza vita di Aversa. Dall’altro lato dell’auto, agonizzante sull’asfalto, la moglie che sarebbe morta durante il trasporto in ospedale. Il duplice omicidio dei coniugi Aversa è ancora una ferita aperta per Lamezia. Bisognerà aspettare il 2000 perché due collaboratori di giustizia della Sacra corona unita pugliese, Stefano Speciale e Salvatore Chirico, confessino di essere i killer per conto di Antonio Giorgi, presunto esponente dell’omonimo clan di San Luca, dietro la promessa dell’annullamento di un debito per droga. A tirare le fila di tutti i burattini sarebbe stato il boss Francesco Giampà poi condannato.

Antonino Fava e Vincenzo Garofalo

Il 18 gennaio del 1994, in un'Alfa 75 del Nucleo radiomobile di Palmi, giacevano i corpi senza vita degli appuntati Antonino Fava, 36 anni di Taurianova e padre di tre figli, e Vincenzo Garofalo, 31 anni di Scicli (Ragusa) e due figli, coperti da un lenzuolo bianco steso da una mano pietosa. Attorno all’automezzo, decine di loro colleghi, in divisa e in borghese, magistrati, prefetto, questore e uomini dei servizi, cercavano di dare una prima interpretazione, una traccia di lavoro, dinanzi a quell’agguato eseguito con freddezza, con tecnica terroristica a colpi d'arma da fuoco. Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, poco prima delle 200, erano partiti dal carcere di Palmi per ispezionare la corsia sud dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, fino a Villa San Giovanni, per garantire la sicurezza di un gruppo di magistrati di Messina giunti a Palmi per interrogare il pentito Luigi Sparacio. Fava e Garofalo, non appena si immettono sull’autostrada, si accorgono di essere seguiti da un’autovettura – una Fiat Regata, si scoprirà dopo – e lo comunicano ai loro colleghi in centrale. La Regata procede quasi attaccata all’Alfa 75 dei carabinieri, con gli abbaglianti accesi. Non c’è più il tempo di una seconda segnalazione in centrale: la berlina affianca la vettura del Nucleo radiomobile e si scatena l’inferno. Contro Antonino Fava e Vincenzo Garofalo verranno esplosi decine di colpi di fucile caricato a pallettoni e raffiche di mitra. Con il passare dei mesi, l’attacco contro i carabinieri assume i contorni di un ben più vasto disegno criminale che porterà lontano, fino ai nostri giorni, con le inchieste sulle stragi di Cosa nostra e di ‘Ndrangheta stragista. Un disegno terroristico avvalorato dai giudici di Reggio Calabria, che condanneranno all’ergastolo in primo grado il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano e il capo ‘ndrangheta di Melicucco (Reggio Calabria), Rocco Santo Filippone, quali mandanti del duplice omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo, «frutto della visione comune di Cosa nostra e ‘Ndrangheta, che avevano tentato di coinvolgere anche la camorra. Tre efferati attacchi per unico disegno eversivo».

Ecco chi sono i 14 eroi che caddero nello scontro contro la 'ndrangheta in Calabria e fuori dalla nostra regione. Militari e magistrati che hanno pagato con la loro vita l'attaccamento agli ideali Repubblicani e democratici. Stasera nuova puntata di Mammasantissima "Donne e sangue"
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Indagini al vaglio

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L’avvocato e docente di diritto dell’informazione esperto di cronaca giudiziaria è stato ospite di Storie Italiane, la trasmissione di Rai1 condotta da Eleonora Daniele

Redazione
26 settembre 2026
Ore 16:35
Delitto di Garlasco, l’avvocato Cataldo Calabretta: «Gli errori delle prime indagini vanno riconosciuti»
Il caso

Auto prima incendiata poi rubata, Laura Pugliese: «Non so se siano fatti collegati, ma resisto in nome della legalità»

Si tratta della stessa Fiat 500 che era stata data alle fiamme nel luglio scorso. La consigliera comunale di Vibo l’aveva fatta riparare, ora le è stata sottratta. Nel 2025 il marito venne aggredito nel suo negozio, nel 2019 le bruciarono il portone di casa
Stefano Mandarano
26 settembre 2026
Ore 12:26
Auto prima incendiata poi rubata, Laura Pugliese: «Non so se siano fatti collegati, ma resisto\u00A0in nome della legalità»\n
La testimonianza

La solitudine di chi resta, Vincenzo Chindamo: «Percepisco ciò che ha vissuto Denise. Non creiamo eroi per lasciarli soli»

Nel corso dell’intervista andata in onda su LaC On Air, il fratello dell’imprenditrice scomparsa ha parlato del vuoto che può nascere nella vita di un familiare di vittima di mafia o di un testimone di giustizia. «Trasformiamo il “loro” in “noi”. Dolore e gioia vanno condivisi»
Alessia Truzzolillo
26 settembre 2026
Ore 08:33
La solitudine di chi resta, Vincenzo Chindamo: «Percepisco ciò che ha vissuto Denise. Non creiamo eroi per lasciarli soli»\n
Attività capillare

Gioiosa Ionica, piante di canapa indiana alte fino a 4 metri: carabinieri scoprono una piantagione nelle Preserre calabresi

VIDEO | Più di due milioni di euro sottratti alle economie criminali delle Locride e stimate oltre 200 mila dosi
26 settembre 2026
Ore 05:09
Gioiosa Ionica, piante di canapa indiana alte fino a 4 metri: carabinieri scoprono\u00A0una piantagione nelle Preserre calabresi
Controllo del territorio

Oltre 2mila piante di marijuana scoperte nelle Locride, avrebbero fruttato due milioni di euro

Dalle coltivazioni individuate avrebbero potuto essere ricavate oltre 200.000 singole dosi. L’ultimo sequestro di una piantagione a Gioiosa Ionica
Redazione Cronaca
26 settembre 2026
Ore 05:03
Oltre 2mila piante di marijuana scoperte nelle Locride, avrebbero fruttato due milioni di euro\n
Diritto negato

San Calogero, Giuseppe non torna a scuola: 10 anni, autistico, gli è stato tolto l’insegnante che lo seguiva

VIDEO – Il bambino non ha ancora iniziato il nuovo anno scolastico perché la richiesta di continuità didattica è stata elusa, nonostante fosse firmata anche dalla docente. Il papà: «Mio figlio non è un numero. Lo scorso anno aveva fatto grandi progressi»
Cristina Iannuzzi
26 settembre 2026
Ore 04:15
San Calogero,\u00A0Giuseppe non torna a scuola: 10 anni, autistico, gli è stato tolto l’insegnante che lo seguiva\n
Polizia in azione

Auto rubata a Pizzo, inseguimento ad alta velocità tra le strade di Sant’Onofrio: due fermati dopo una corsa folle

La polizia ha cominciato a tallonare la Panda sospetta sulla Statale 606 che da Vibo conduce allo svincolo autostradale. L’inseguimento a 130 all’ora si è concluso in una strada resa impraticabile dalla pioggia: i due occupanti hanno tentato la fuga a piedi senza successo
Redazione
25 settembre 2026
Ore 19:23
Auto rubata a Pizzo, inseguimento ad alta velocità tra le strade di Sant’Onofrio: due fermati dopo una corsa folle\n
Volo salvavita

Catanzaro, 38enne in pericolo di vita trasferito d’urgenza a Milano con un volo dell’Aeronautica

Dal Pugliese al Niguarda per ricevere cure specialistiche: il trasporto sanitario è stato coordinato dalla sala operativa dell’Aeronautica e autorizzato dalla Presidenza del Consiglio
Redazione Cronaca
25 settembre 2026
Ore 19:17
Catanzaro, 38enne in pericolo di vita trasferito d’urgenza a Milano con un volo dell’Aeronautica\n
L’incendio

Autobus di una scuola guida prende fuoco sulla Statale 182 a Soverato: a bordo istruttore e allievo

Il rogo è partito dal vano motore mentre il mezzo viaggiava verso la zona marina. I due occupanti sono riusciti ad abbandonarlo in tempo. Sul posto Vigili del Fuoco e Carabinieri, strada temporaneamente chiusa
Redazione Cronaca
25 settembre 2026
Ore 18:25
Autobus di una scuola guida prende fuoco sulla Statale 182 a Soverato:\u00A0a bordo istruttore e allievo\n
Dramma sfiorato

Soverato Superiore, bus scuola guida distrutto dal fuoco: illesi l’istruttore ed un allievo

L’incendio spontaneo si è sviluppato sul tratto della SS 182, sul posto diverse autobotti dei Vigili del Fuoco

Redazione
25 settembre 2026
Ore 18:21
Soverato Superiore, bus scuola guida distrutto dal fuoco: illesi l’istruttore ed un allievo
Circolazione in tilt

Treni in Calabria ancora nel caos: convogli con oltre 240 minuti di ritardo, ecco quali

Un treno avrebbe tranciato i cavi della linea elettrica tra Nocera Terinese e Lamezia Terme Centrale. Il Frecciarossa Roma-Reggio si ferma a Campora, cancellata parte della tratta del Reggio Calabria-Torino
Redazione Cronaca
25 settembre 2026
Ore 16:57
Treni in Calabria ancora nel caos: convogli con oltre 240 minuti di ritardo, ecco quali\n
IL LIETO FINE

Praia a Mare, giovane medico fuori servizio salva un uomo colpito da arresto cardiaco

Pino De Lio, medico radiologo dello screening oncologico dipendente dell’Asp di Cosenza, si stava recando sul lungomare cittadino quando è stato attirato dalle urla provenienti da un lido. Il suo intervento mirato e tempestivo ha scongiurato tragiche conseguenze
Francesca Lagatta
25 settembre 2026
Ore 15:27
Praia a Mare, giovane medico fuori servizio salva un uomo colpito da arresto cardiaco\n
‘Ndrangheta

Rinascita Scott, approda in Cassazione il troncone dell’abbreviato per la rideterminazione di 28 condanne – NOMI

Già definitiva la pena nei confronti di Domenico Camillò. In precedenza la Suprema Corte ha escluso l’aggravante derivante dal finanziamento delle attività economiche con il provento di delitti
Giuseppe Baglivo
25 settembre 2026
Ore 14:52
Rinascita Scott,\u00A0approda in Cassazione il troncone dell’abbreviato per la rideterminazione di 28 condanne –\u00A0NOMI\n
Circolazione nel caos

Treni bloccati sulla linea ferroviaria tirrenica: un cavo cade tra Nocera e Lamezia, Calabria spaccata in due

Dalle 12 stop sulla linea Paola-Reggio Calabria per verifiche tecniche. Diversi convogli bloccati, modifiche ai percorsi e collegamenti cancellati. L’IC 551 instradato via Mileto salta cinque fermate sulla costa vibonese
Redazione Cronaca
25 settembre 2026
Ore 14:09
Treni bloccati sulla linea ferroviaria tirrenica: un cavo cade tra Nocera e Lamezia, Calabria\u00A0spaccata in due\n
Il blocco

Maltempo, disagi sulla ferrovia tra Nocera Terinese e Lamezia: Intercity fermo a Falerna

Circolazione sospesa per verifiche tecniche alla linea elettrica. Possibili ritardi per Alta velocità, Intercity e Regionali, con limitazioni e cancellazioni
Redazione Cronaca
25 settembre 2026
Ore 13:16
Maltempo, disagi sulla ferrovia tra Nocera Terinese e Lamezia: Intercity fermo a Falerna\n
Gli interrogatori

Presunte estorsioni nella Sibaritide a imprenditori agricoli e commercianti, indagati negano le accuse

Tutti hanno negato di aver usato minacce o intimidazioni. Le difese annunciano il ricorso al Tribunale del Riesame contro le misure cautelari
Matteo Lauria
25 settembre 2026
Ore 12:32
Presunte estorsioni nella Sibaritide a imprenditori agricoli e commercianti,\u00A0indagati negano le accuse\n
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