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Uomini dello Stato vittime della ’ndrangheta, pagarono con la vita la lotta alla mafia: ecco chi sono

Ecco chi sono i 14 eroi che caddero nello scontro contro la 'ndrangheta in Calabria e fuori dalla nostra regione. Militari e magistrati che hanno pagato con la loro vita l'attaccamento agli ideali Repubblicani e democratici. Stasera nuova puntata di Mammasantissima "Donne e sangue"

Redazione
28 febbraio 202315:32
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Uomini dello Stato vittime della ’ndrangheta, pagarono con la vita la lotta alla mafia: ecco chi sono

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Stava bevendo un caffè nella piazza del paese dove prestava servizio, a Delianuova nel Reggino, quando il fratello di due ‘ndranghetisti che aveva arrestato all’inizio dell’anno lo uccise per vendetta. Così venne assassinato l’1 settembre del 1951 il maresciallo Antonio Sangeniti, nato 41 anni prima a Petrizzi, in provincia di Catanzaro. A ucciderli Angelo Macrì, fratello dei Rocco e Giuseppe, finiti in carcere nei primi mesi del 1951, e di Gianni ucciso nel corso di un conflitto a fuoco con i carabinieri. Macrì sparò contro Sangeniti 4 colpi con una Beretta calibro 9 colpendolo al torace. Alcuni presenti tentarono di soccorrerlo, ma per il graduato dell’Arma non ci fu più niente da fare. Morì poco dopo. Il giorno dell'omicidio Antonio Sangeniti si trovava in licenza.

Francesco Ferlaino

Francesco Ferlaino viene ucciso il 3 luglio 1975, divenendo il primo magistrato ammazzato dalla ’ndrangheta. Aveva sessantuno anni. L’agguato venne compiuto a Nicastro, frazione di Lamezia Terme, quando si trovava in auto a pochi minuti da casa. Ad ucciderlo alcuni sicari a colpi di fucile. Killer che dopo 48 anni sono ancora senza nome. Ferlaino aveva lasciato il tribunale di Catanzaro dove lavora per raggiungere la sua abitazione a bordo della Fiat 124 di servizio guidata dall’appuntato dei carabinieri Felice Caruso. Il magistrato, sceso dall’auto verso le 13:30 e a pochi metri dal palazzo nel quale abitava e nel quale lo stavano aspettando per pranzare i suoi cinque figli, in corso Nicotera, da un’Alfa di colore il killer scarica due colpi di lupara alla schiena del magistrato e lo uccide. 

Vincenzo Caruso e Stefano Condello

Stefano Condello e Vincenzo Caruso sono stati uccisi nel conflitto a fuoco seguito alla scoperta di un summit di mafia in contrada Razzà, a Taurianova, nel Reggino. I due carabinieri sono morti dopo aver sventato un summit dei clan che si stava tenendo in una zona agricola della piana di Gioia Tauro. Era l’1 aprile del 1977: tre militari del Nucleo radiomobile della compagnia di Taurianova, durante il giro di controllo scorgono alcune vetture parcheggiate e si insospettiscono perché una di quelle è intestata a un pregiudicato. Per questo motivo l’appuntato Stefano Condello (47 anni) decide di fermarsi per ispezionare la zona insieme al collega Vincenzo Caruso (27 anni), lasciando Pasquale Giacoppo (24 anni) a controllare l’auto. I due militari capiscono che è in corso un summit di ‘ndrangheta. I due uomini dell’arma vengono raggiunti da una pioggia di fuoco. Condello viene ferito alle spalle mentre Caruso, dopo aver ucciso due aggressori, viene ammazzato. 

Bruno Caccia

Bruno Caccia è il magistrato che fu assassinato a Torino da un commando sotto la sua abitazione. All'epoca era a capo della procura cittadina ed era conosciuto per la determinazione e l'intransigenza con cui svolgeva il proprio lavoro. La Cassazione ha avvalorato le conclusioni degli inquirenti, secondo i quali il delitto portava la firma della criminalità organizzata. Già nel 1992 era stato condannato in via definitiva al carcere a vita un presunto boss, Domenico Belfiore di Gioiosa Jonica, in qualità di mandante. Rocco Schirripa fu arrestato nel 2015. Per lui l'ergastolo è diventato irrevocabile nel 2020. Domenica 26 giugno 1983 Bruno Caccia aveva, come era solito fare, deciso di concedere un giorno di riposo alla propria scorta. Intorno alle 23.30, mentre portava a passeggio il proprio cane era stato affiancato da una macchina (una Fiat 128 di colore verde) con almeno due uomini a bordo. Muore dopo essere stato raggiunto da 14 colpi, alcuni esplosi a distanza ravvicinata. Soltanto un mese prima dell’omicidio aveva revocato la domanda per il posto di Procuratore Generale di Torino. Dopo le dichiarazioni di Schirripa, la procura generale di Torino nel luglio dello scorso anno ha deciso di riaprire le indagini.

Carmine Tripodi

Il brigadiere dei carabinieri Carmine Tripodi è stato ucciso dalla ‘ndrangheta a San Luca nel febbraio del 1985 a soli 25 anni.  Il militare stava rientrando a casa ed era in macchina lungo la provinciale che da San Luca lo avrebbe condotto alla zona marina del paese della Locride. La sua auto fu bloccata da un commando che gli sbarrò la strada e sparò contro. Anche se ferito, riuscì a reagire estraendo la pistola d’ordinanza e ferendo uno dei sicari. In poco tempo vennero individuati ed arrestati i suoi presunti assassini, tutti appartenenti alle locali cosche, ma nei processi che si svolgeranno negli anni seguenti verranno tutti assolti e quel delitto rimane ancora oggi irrisolto. Fortemente impegnato ad arginare l’ondata dei sequestri di persona sui crinali dell’Aspromonte negli anni ’80, riuscì ad assicurare alla giustizia diversi esponenti delle più note famiglie di ndrangheta coinvolte.

Sergio Cosmai

Sergio Cosmai, nato a Bisceglie il 10 gennaio 1949, fu ucciso a Cosenza il 13 marzo 1985. Ammazzato dalla ‘ndrangheta mentre ricopriva il ruolo di direttore del carcere di Cosenza. Nelle prime ore del pomeriggio del 12 marzo 1985, Cosmai lasciò l’auto di servizio nel carcere di via Popilia dove risiedeva con la famiglia e si mise alla guida della sua Fiat Cinquecento gialla sulla statale 19 per andare a prendere la figlia a scuola. Nel tratto di strada che collega Cosenza a Roges di Rende venne raggiunto da undici colpi di calibro 38 sparati da due killer a bordo di una Golf; colpito alla testa, il direttore Cosmai perse il controllo dell’autovettura, uscendo fuori strada. Infine, venne raggiunto da altri colpi di arma da fuoco da uno dei due killer, sceso nel frattempo dall'auto. A nulla valsero i soccorsi e il trasporto in ambulanza. Cosmai morì per le gravi ferite il giorno seguente all'agguato, lasciando la moglie Tiziana, la figlia Rossella e il figlio Sergio, nato un mese dopo la sua morte.

Filippo Salsone

Filippo Salsone era in servizio nella casa circondariale di Reggio Calabria anche era stato inviato temporaneamente in servizio di missione al carcere di Napoli Poggioreale. Di ritorno a Brancaleone per trascorrervi alcuni giorni di congedo ordinario, il 7 febbraio 1986 alle 20,30, in compagnia della moglie e del figlio, stava facendo ritorno a casa con la propria autovettura. In prossimità dell’abitazione l’auto è diventato il bersaglio di una scarica di colpi di arma da fuoco che uccidono Filippo Salsone e feriscono gravemente il figlio. I colpi sono sparati con una lupara e una pistola. Il maresciallo Salsone aveva prestato servizio precedentemente in altri istituti penitenziari della Calabria, tra cui Cosenza, nel periodo in cui la mafia aveva ucciso il direttore Sergio Cosmai. Nel corso delle successive indagini è emerso il chiaro stampo mafioso dell’omicidio. Salsone riconosciuto dal ministero dell’Interno Vittima del dovere, il 12 maggio 2010 il maresciallo della penitenziaria è stato insignito di medaglia d’oro al merito civile alla memoria. A Filippo Salsone è intitolata la casa Circondariale di Palmi.

Rosario Iozia

Il vicebrigadiere Rosario Iozia è stato ucciso a Cittanova nell’aprile 1987. Era giunto alla stazione di San Giorgio Morgeto il 3 giugno 1985 e il 27 agosto successivo, appena venticinquenne, era stato trasferito alla guida della squadriglia di Cittanova. Nonostante la sua giovane età, si distinse da subito per la serietà, l’equilibrio e la correttezza del suo operato. Iozia, intorno alle ore 19 del 10 aprile 1987, mentre percorreva località Petrara del Comune di Cittanova diretto a Polistena, all’uscita di una curva notò alcuni individui che attraversavano un uliveto armati di fucili a canne mozze. Il militare arrestò l’auto e si mise a inseguirli. Questi non esitarono a sparargli contro due colpi di lupara uccidendolo. 

Pietro Ragno

È l’una di sabato notte del 10 luglio 1988, un’Alfetta del Nucleo radiomobile di della compagnia carabinieri di Gioia Tauro stava rientrando verso il comando. Allo svincolo dell’autostrada rallenta per imboccare la curva quando si scatena una tempesta di fuoco. Sparano più di venti colpi contro la gazzella da dietro i cespugli, dove un commando si era appostato. All’interno dell’auto ci sono due carabinieri: Pietro Ragno alla guida, sposato e papà di una bambina di quasi un anno, riesce a sfilare la pistola dalla fondina, ma muore prima di poterla usare. Il capo equipaggio, seduto a fianco, l’appuntato Giuseppe Spera, 32 anni di San Cipriano Picentino provincia di Salerno, anche lui sposato e padre di due figli, viene colpito ad una gamba, alle spalle e, per fortuna, di striscio alla testa. I killer, pare fossero in tre tutti armati di fucile automatico, sparano con fucili caricati a pallettoni contro il parabrezza, il fianco, il dietro della macchina dei carabinieri. 

Antonino Marino

Il brigadiere Antonino Marino aveva 33 anni quando venne ucciso a Bovalino. La sera del 9 settembre 1990 la festa si trasforma in tragedia. Marino, vestito in borghese, e la sua famiglia sono stati sorpresi in un momento di relax. Lui era seduto a godersi un po’ di fresco davanti alle montagne di Bovalino Superiore per la festa della Madonna. Intorno, moglie, figlio, amici e conoscenti per guardare i fuochi d'artificio, il via ufficiale dei festeggiamenti. Poco dopo la mezzanotte di un sabato il killer è piombato all'improvviso e, approfittando della baraonda, ha iniziato a sparare, dileguandosi poi nel buio. Marino fu colpito al torace ed allo stomaco, ferite letali che lo portarono alla morte, nonostante i medici dell’ospedale di Locri operarono per ore cercando di salvargli la vita. Nell’agguato rimasero feriti anche la moglie incinta, Rosetta Vittoria Dama e di striscio il figlio di 1 anno. Quel bambino oggi è un uomo, si chiama Francesco e, sulle orme del padre, è diventato ufficiale nell’Arma dei carabinieri.

Antonino Scopelliti

Il giudice Antonino Scopelliti è stato ucciso in un agguato il 9 agosto del 1991 in località Campo Piale a Campo Calabro, vicino Villa San Giovanni, dove il magistrato tornava ogni anno per trascorrervi le vacanze estive. Scopelliti era nato il 20 gennaio 1935, era sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Senza scorta, metodico nei suoi movimenti, Scopelliti ucciso mentre, a bordo della sua automobile rientrava in paese dopo avere trascorso la giornata al mare. Gli assassini, almeno due persone a bordo di una moto, appostati lungo la strada, sparano con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. La morte del magistrato, colpito alla testa ed al torace, è istantanea. Secondo i pentiti della 'ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca sarebbe stata la cupola di Cosa Nostra siciliana a chiedere alla 'ndrangheta di uccidere Scopelliti, che avrebbe rappresentato la pubblica accusa in Cassazione nel maxi processo a Cosa nostra. Cosa nostra, in cambio del favore ricevuto, sarebbe intervenuta per fare cessare la guerra di mafia che stava insanguinando Reggio Calabria. Dopo una serie di processi, killer e mandanti del suo omicidio rimangono senza nome. 

Renato Lio

Il 20 agosto 1991 l’appuntato dei carabinieri Renato Lio viene ucciso a Soverato mentre si trova in servizio con un collega. Intorno alle 2.30 la pattuglia del nucleo radiomobile composta dagli appuntati Lio e Francesco Baita ferma per un controllo un’automobile con tre persone a bordo che procedeva ad alta velocità. Mentre Baita controllava via radio i documenti dei tre uomini Lia era intento a perquisire l’automobile. Massimiliano Sestito, che guidata la macchina, spinse il carabiniere e prendendo una pistola nascosta sotto al sedile fece fuoco per tre volte uccidendo Renato Lio dandosi poi alla fuga. Gli altri due occupanti dell’auto, i cugini Grattà, che in quel momento erano in strada, si consegnarono dimostrando di essere estranei ai fatti. Sestito fu arrestato il 4 luglio del 1992 da latitante e successivamente condannato a 30 anni di carcere. 

Salvatore Aversa

Quel quattro gennaio del 1992 il corso di Lamezia Terme era affollato come sempre. La consuetudine del passeggio andava a braccetto con la corsa per i regali dell’Epifania. Anche il sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e la moglie Lucia Precenzano avevano appena fatto incetta di doni per i nipotini ed erano stati a trovare una coppia di amici. Stavano rincasando a casa quando vennero uccisi con 15 colpi calibro 9, mentre stavano salendo in auto. I carabinieri giunti sul posto dopo avere ricevuto una telefonata trovarono la Peugeot 205 con la portiera anteriore aperta e all’interno riverso con la testa sul volante il corpo senza vita di Aversa. Dall’altro lato dell’auto, agonizzante sull’asfalto, la moglie che sarebbe morta durante il trasporto in ospedale. Il duplice omicidio dei coniugi Aversa è ancora una ferita aperta per Lamezia. Bisognerà aspettare il 2000 perché due collaboratori di giustizia della Sacra corona unita pugliese, Stefano Speciale e Salvatore Chirico, confessino di essere i killer per conto di Antonio Giorgi, presunto esponente dell’omonimo clan di San Luca, dietro la promessa dell’annullamento di un debito per droga. A tirare le fila di tutti i burattini sarebbe stato il boss Francesco Giampà poi condannato.

Antonino Fava e Vincenzo Garofalo

Il 18 gennaio del 1994, in un'Alfa 75 del Nucleo radiomobile di Palmi, giacevano i corpi senza vita degli appuntati Antonino Fava, 36 anni di Taurianova e padre di tre figli, e Vincenzo Garofalo, 31 anni di Scicli (Ragusa) e due figli, coperti da un lenzuolo bianco steso da una mano pietosa. Attorno all’automezzo, decine di loro colleghi, in divisa e in borghese, magistrati, prefetto, questore e uomini dei servizi, cercavano di dare una prima interpretazione, una traccia di lavoro, dinanzi a quell’agguato eseguito con freddezza, con tecnica terroristica a colpi d'arma da fuoco. Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, poco prima delle 200, erano partiti dal carcere di Palmi per ispezionare la corsia sud dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, fino a Villa San Giovanni, per garantire la sicurezza di un gruppo di magistrati di Messina giunti a Palmi per interrogare il pentito Luigi Sparacio. Fava e Garofalo, non appena si immettono sull’autostrada, si accorgono di essere seguiti da un’autovettura – una Fiat Regata, si scoprirà dopo – e lo comunicano ai loro colleghi in centrale. La Regata procede quasi attaccata all’Alfa 75 dei carabinieri, con gli abbaglianti accesi. Non c’è più il tempo di una seconda segnalazione in centrale: la berlina affianca la vettura del Nucleo radiomobile e si scatena l’inferno. Contro Antonino Fava e Vincenzo Garofalo verranno esplosi decine di colpi di fucile caricato a pallettoni e raffiche di mitra. Con il passare dei mesi, l’attacco contro i carabinieri assume i contorni di un ben più vasto disegno criminale che porterà lontano, fino ai nostri giorni, con le inchieste sulle stragi di Cosa nostra e di ‘Ndrangheta stragista. Un disegno terroristico avvalorato dai giudici di Reggio Calabria, che condanneranno all’ergastolo in primo grado il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano e il capo ‘ndrangheta di Melicucco (Reggio Calabria), Rocco Santo Filippone, quali mandanti del duplice omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo, «frutto della visione comune di Cosa nostra e ‘Ndrangheta, che avevano tentato di coinvolgere anche la camorra. Tre efferati attacchi per unico disegno eversivo».

Ecco chi sono i 14 eroi che caddero nello scontro contro la 'ndrangheta in Calabria e fuori dalla nostra regione. Militari e magistrati che hanno pagato con la loro vita l'attaccamento agli ideali Repubblicani e democratici. Stasera nuova puntata di Mammasantissima "Donne e sangue"
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San Lorenzo, la strada crolla sotto un'auto: ferito il conducente, tragedia sfiorata. Roccaforte ufficialmente isolata

Un automobilista è precipitato nella voragine apertasi improvvisamente in località Santa Maria ed è stato trasportato in ospedale. A darne notizi il sindaco laurentino Polimeni. Distrutta l'arteria che collegava Roccaforte del Greco ai comuni della costa: il comune grecanico è praticamente irraggiungibile
Silvio Cacciatore
11 ottobre 2026
Ore 07:34
San Lorenzo, la strada crolla sotto un'auto: ferito il conducente, tragedia sfiorata. Roccaforte ufficialmente isolata\n
Aree interne

«Basta silenzi e abbandono»: il grido di San Lorenzo dopo le frane che minacciano le ultime vie di collegamento

Il sindaco Sandro Polimeni denuncia le condizioni delle provinciali 23 e 183 dopo il nubifragio e chiede interventi urgenti agli enti competenti. Il timore di perdere anche l'unica strada verso il mare: «Dobbiamo aspettare che qualcuno perda la vita prima che si comprenda la gravità della situazione?»
Silvio Cacciatore
11 ottobre 2026
Ore 05:49
«Basta silenzi e abbandono»: il grido di San Lorenzo dopo le frane che minacciano le ultime vie di collegamento\n
Stato di calamità

Acqua, fango, frane, Area Grecanica senza pace e piegata dal maltempo: «Qui è peggio di Harry»

FOTO e VIDEO | Devastazione a Melito Porto Salvo e frane che hanno isolato i centri montani: strade distrutte, auto trascinate dalle fiumare, bus travolti dai detriti, Pronto Soccorso allagato e servizi essenziali interrotti. 30 ore di emergenza e interventi senza sosta con in campo Protezione Civile, istituzioni e volontari. Un territorio fragile che dovrà rialzarsi ancora dopo le ferite dei cicloni di inizio anno

Silvio Cacciatore
11 ottobre 2026
Ore 04:30
Acqua, fango, frane, Area Grecanica senza pace e piegata dal maltempo: «Qui è peggio di Harry»
Rischio elevato

Motta San Giovanni e Lazzaro, danneggiati i pozzi dell’acqua potabile. Il sindaco Verduci: «Servono risposte immediate»

Blackout elettrici, problemi alla rete idrica e smottamenti anche a Valanidi. Allagati i sottopassi verso il mare dello svincolo con la SS106. La Protezione Civile segnala il superamento della soglia di livello 3 per il rischio di frane e inondazioni
Silvio Cacciatore
10 ottobre 2026
Ore 18:15
Motta San Giovanni e Lazzaro, danneggiati i pozzi dell’acqua potabile. Il sindaco Verduci: «Servono risposte immediate»\n
Piena emergenza

Montebello, grossa frana invade Fossato e Borgata Rocca rimane isolata: danni ingenti e strade compromesse

FOTO - Il distacco di materiale dal monte Lungìa ha raggiunto il centro abitato di Fossato Jonico. Criticità anche a Saline, Masella e Montebello: il sindaco Leonardo Suraci dispone interventi urgenti. L'appello di don Zampaglione: «Siamo in ginocchio, rialziamoci insieme»
Silvio Cacciatore
10 ottobre 2026
Ore 17:20
Montebello, grossa frana invade Fossato e Borgata Rocca rimane isolata: danni ingenti e strade compromesse\n
I danni del maltempo

Roccaforte del Greco isolata, pullman intrappolato tra due frane. Il sindaco Nucera: «Si è rischiata la tragedia»

Il nubifragio aggrava le condizioni della viabilità montana. Paesi senza collegamenti elettrici e telefonici, il primo cittadino annuncia la richiesta di un incontro con il prefetto: «Servono soluzioni stabili»
Silvio Cacciatore
10 ottobre 2026
Ore 16:50
Roccaforte del Greco isolata, pullman intrappolato tra due frane. Il sindaco Nucera: «Si è rischiata la tragedia»\n
Dall’Arma

Truffa dello specchietto a Tropea, turista in camper paga mille euro per un incidente finto: denunciate due persone

I presunti responsabili avrebbero sorpassato il mezzo e simulato un urto, pretendendo un risarcimento immediato. Il turista, spaventato, ha effettuato un bonifico. Poi si è rivolto ai carabinieri che hanno ricostruito l'episodio grazie e identificato due uomini di Lamezia Terme
Redazione
10 ottobre 2026
Ore 16:06
Truffa dello specchietto a Tropea, turista in camper paga mille euro per un incidente finto: denunciate due persone\n
Dopo il nubifragio

Strade provinciali devastate e paesi isolati nell’Area Grecanica, Zavettieri: «Servono interventi urgenti»

Il consigliere metropolitano e sindaco di Roghudi ha effettuato una ricognizione sulla SP3 e sulla SP24. Cedimenti lungo il torrente Tuccio, frane e collegamenti interrotti. Criticità anche per una struttura che ospita persone con disabilità a San Pantaleo
Silvio Cacciatore
10 ottobre 2026
Ore 16:04
Strade provinciali devastate e paesi isolati nell’Area Grecanica, Zavettieri: «Servono interventi urgenti»\n
Il fermo

Presunte truffe agli anziani, verifiche ad Acri: quattro uomini fermati e portati in caserma

L’intervento è avvenuto nel pomeriggio lungo la SS 660, nel centro abitato. I quattro sono stati condotti in caserma per ulteriori accertamenti. Al vaglio anche possibili collegamenti con un episodio avvenuto a Castrovillari
10 ottobre 2026
Ore 15:28
Presunte truffe agli anziani, verifiche\u00A0ad Acri: quattro uomini fermati\u00A0e portati in caserma\n
Emergenza Maltempo

Melito, liberato il Pronto Soccorso sommerso dal fango. Restituita piena operatività in tempi record

FOTO - Sopralluogo del dirigente della Protezione Civile regionale Costarella con sindaci e rappresentanti delle istituzioni. Al lavoro da questa notte operatori, volontari e personale sanitario fuori servizio. La Consigliere Regionale Daniela Iiriti: «Priorità alla sicurezza dei cittadini»
Silvio Cacciatore
10 ottobre 2026
Ore 15:07
Melito, liberato il Pronto Soccorso sommerso dal fango. Restituita piena operatività in tempi record\n
La decisione

Bancarotta fraudolenta a Vibo, la Cassazione annulla con rinvio la condanna per l’imprenditore Rocco Farfaglia: si torna in Appello

Accolto il ricorso degli avvocati Francesco Gambardella e Vincenzo Trungadi. La difesa aveva contestato gli elementi di prova e sollevato eccezioni sulla composizione del collegio di primo grado e su una precedente archiviazione. Nuovo giudizio a Catanzaro
Redazione
10 ottobre 2026
Ore 12:54
Bancarotta fraudolenta a Vibo, la Cassazione annulla con rinvio la condanna per l’imprenditore Rocco Farfaglia: si torna in Appello\n
Maxi incendio

Incendio doloso a Monza, due calabresi arrestati: «Ritorsione mafiosa» dietro il rogo dell'autodemolitore – NOMI

Le fiamme avevano distrutto decine di auto nell'ottobre 2025. Per gli inquirenti sarebbe stata una vendetta legata a un'inchiesta per presunte truffe sui finanziamenti: per il mandante l’ex complice aveva collaborato con i magistrati e andava punito. Altri due uomini sono indagati
Redazione Cronaca
10 ottobre 2026
Ore 12:54
Incendio doloso a Monza, due calabresi arrestati: «Ritorsione mafiosa» dietro il rogo dell'autodemolitore –\u00A0NOMI\n
Corruzione in corsia

Sanità, la rete delle tangenti tra Crotone e Lamezia: appalti, protesi e cliniche private nel mirino della Procura

Denaro e iPhone in cambio di alcuni accreditamenti. Nell’inchiesta sono coinvolti anche manager dell’ospedale di Lamezia e dell’Asp di Crotone, medici ed ex dipendenti della sanità in Calabria. Ecco i loro ruoli secondo l’accusa
Alessia Truzzolillo
10 ottobre 2026
Ore 12:06
Sanità, la rete delle tangenti tra Crotone e Lamezia: appalti, protesi e cliniche private nel mirino della Procura\n
Profondo dolore

Taurianova, muore a 56 anni Sergio Carrozza: era malato di tumore e accudiva la moglie con la Sla

Dopo un peggioramento delle condizioni di salute, l’ex infermiere si è spento in ospedale a Gioia Tauro. Da tempo affrontava una grave malattia oncologica e assisteva la moglie Sabina, 41 anni, immobilizzata dalla Sla. Ora si apre il dramma della sua assistenza
Giuseppe Mancini
10 ottobre 2026
Ore 11:54
Taurianova, muore a 56 anni Sergio Carrozza: era malato di tumore e accudiva la moglie con la Sla\n
Allerta meteo

Inferno di fango a Melito Porto Salvo, Nastasi e Costarella fanno il punto: «È un'emergenza estrema, ma ripartiremo con l'Ospedale»

Adesso il sopralluogo in ospedale dove ingenti sono stati gli allagamenti e che costituisce una priorità per gli interventi di ripristino immediati
Silvio Cacciatore
10 ottobre 2026
Ore 11:34
Inferno di fango a Melito Porto Salvo, Nastasi e Costarella fanno il punto: «È un'emergenza estrema, ma ripartiremo con l'Ospedale»\n
L’ennesimo appello

Evitato un grave incidente a San Lorenzo sulla Sp23, il sindaco di Roccaforte, Nucera: «Servono interventi urgenti per garantire la sicurezza stradale»

Il primo cittadino: «Un pullman di linea, partito da Roccaforte del Greco e diretto a Reggio Calabria, ha rischiato di precipitare in una scarpata, con conseguenze potenzialmente drammatiche»
10 ottobre 2026
Ore 10:48
Evitato un grave incidente a\u00A0San Lorenzo sulla Sp23, il sindaco\u00A0di Roccaforte, Nucera: «Servono interventi urgenti per garantire la sicurezza stradale»
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