’Ndrangheta

Rinascita Scott, il fedelissimo di Luigi Mancuso e l’elicottero «donato dal boss» agli sposi di Nicotera

La sentenza del maxiprocesso ricostruisce il ruolo di Vincenzo Spasari come uomo di fiducia del clan e anche quale gestore occulto di un centro per migranti nel Vibonese. Il commento di Giovanni Giamborino sul velivolo usato per il matrimonio: «Gliel'ha regalato lui...»

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di Giuseppe Baglivo
14 giugno 2024
22:23

Ricostruiscono anche la figura del dipendente di Equitalia, Vincenzo Spasari (condannato a 17 anni per associazione mafiosa), 63 anni, di Nicotera, le motivazioni della sentenza del maxiprocesso Rinascita Scott. Un soggetto ritenuto  «contiguo alla cosca Mancuso, direttamente legato a Luigi Mancuso, latore di imbasciate e di messaggi provenienti e rivolti soprattutto al boss. L’imputato – ricorda il Tribunale di Vibo Valentia in sentenza – è il padre di Aurora Spasari che nel settembre 2016 ha sposato Nino Gallonenipote di Pasquale Gallone e figlio di Pino Gallone, matrimonio che è balzato agli onori della cronaca per l’atterraggio di un elicottero davanti alla chiesa di Nicotera».

Proprio in relazione al matrimonio con l’elicottero i giudici riportano a questo punto in sentenza un commento captato sull’auto di Giovanni Giamborino di Piscopio secondo il quale l’elicottero per gli sposi sarebbe stato in realtà un regalo di Luigi Mancuso. Dichiara infatti Giovanni Giamborino nelle intercettazioni: «Per l’elicottero? Mah, hanno chiamato anche a uno, evidentemente può darsi pure che è facile pure che l’ha mandato Luigi, che non gli serviva un elicottero e gliel’ha regalato lui, hai capito? Perché lo stanno aiutando loro…».


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Giovanni Giamborino, ritenuto un altro “fedelissimo” di Luigi Mancuso, è stato condannato in Rinascita Scott alla pena di 19 anni e 6 mesi di reclusione. Per il Tribunale di Vibo, inoltre, la «vicinanza di Spasari a Luigi Mancuso si desume anche dalla circostanza che il giorno di Pasqua del 2013 lo stesso veniva fermato e controllato in compagnia di Mancuso». Il funzionario dell’Etr, ad avviso dei giudici, si sentiva quindi «parte di questo meccanismo e spendeva anche all’esterno il ruolo di fedelissimo di Luigi Mancuso, atteggiandosi come un soggetto importante all’interno del sodalizio».

Spasari e i sodali del clan

È rimasto poi provato, ad avviso del Tribunale, che Vincenzo Spasari, oltre che con Luigi Mancuso, «vantava relazioni e amicizie pure con Gallone Pasquale, con Ferrante Gianfranco (presso il cui esercizio commerciale il collaboratore di giustizia lo vedeva spesso) e con La Malfa Emanuele. Vincenzo Spasari è rimasto coinvolto anche nell’operazione Robin Hood insieme a Ferrante Gianfranco e anche in quel procedimento, dove è stato condannato per minaccia ed estorsione aggravate dalle modalità mafiose, emergevano gli stretti rapporti con Luigi Mancuso per il quale si prodigava al fine di far assumere il cognato, Damiano Zinnato, fratello di Rosaria Zinnato».

L’insieme degli elementi probatori conduce così «univocamente ad affermare che Spasari Vincenzo è un partecipe dell’associazione ‘ndranghetistica, nella sua articolazione di Limbadi e confermano quanto dichiarato sul suo conto da Emanuele Mancuso, che lo ha definito “parte integrante del clan”. Il compendio intercettivo mostra inoltre come Vincenzo Spasari “agisse eseguendo le direttive di LuigiMancuso” e riscontro hanno trovato anche le dichiarazioni del collaboratore Emanuele Mancuso che ha definito Vincenzo Spasari come “l’uomo della cosca Mancuso deputato a gestire il centro di accoglienza per migranti Summer Time di Joppolo”». Continua a leggere sul Vibonese.it. 

Giornalista
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