Tra indiscrezioni sulla consulenza Cattaneo e nuove tensioni sul delitto, l’idea della riesumazione scuote il dibattito. L’ingegnere Reale parla di scelta invasiva e dolorosa, mentre la difesa di Sempio insiste: un solo aggressore
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Garlasco, ipotesi choc riesumazione. La parola che torna a circolare è una di quelle che fanno rumore, sempre. Non è solo un termine tecnico, è una ferita che si riapre. E infatti, appena riemerge nel dibattito sul delitto di Chiara Poggi, il caso Garlasco cambia tono. Diventa più teso, più delicato, più difficile da maneggiare.
L’ipotesi, legata alle nuove valutazioni emerse attorno alla consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, riporta al centro una possibilità che ciclicamente riappare e poi viene accantonata: riesumare il corpo della vittima per ottenere nuovi elementi. Ma ogni volta che torna, porta con sé lo stesso carico di polemiche e perplessità.
«Un’operazione straziante»: il no di Reale
A mettere un freno netto è l’ingegnere informatico Paolo Reale, che interviene sul punto con parole pesate ma durissime nella sostanza. L’eventuale riesumazione, spiega, sarebbe “oggettivamente straziante e talmente invasiva” per la famiglia da rendere necessario fermarsi prima ancora di entrare nel merito tecnico.
Il suo ragionamento è lineare: non è la prima volta che questa ipotesi viene evocata. Era già emersa mesi fa, per poi scomparire senza mai trasformarsi in una richiesta formale all’interno dei procedimenti. Ed è proprio questo il punto che solleva più di un dubbio. Se davvero si trattasse di un passaggio imprescindibile per fare chiarezza, perché nessun perito o consulente lo ha mai formalizzato?
Il rischio, secondo Reale, è che la riesumazione diventi più un elemento mediatico che investigativo. Un tema che torna, si gonfia, alimenta il dibattito, ma resta sospeso, senza mai tradursi in un atto concreto. Con una differenza sostanziale: ogni volta che riemerge, riapre anche il dolore di una famiglia che da anni convive con una tragedia già abbastanza esposta.
Il dibattito tecnico e la pressione mediatica
Il tema è stato rilanciato anche durante una puntata di Quarto Grado, dove le nuove indiscrezioni hanno riacceso l’attenzione sul caso. Ma è proprio qui che si misura il confine sottile tra approfondimento e pressione. Perché quando si parla di riesumazione, il piano tecnico e quello umano si sovrappongono inevitabilmente.
Da un lato c’è la ricerca della verità, che in un caso come quello di Garlasco continua a essere invocata a distanza di anni. Dall’altro c’è il rispetto per chi quella verità la paga ogni giorno sulla propria pelle. Ed è in questo equilibrio fragile che ogni parola pesa il doppio.
L’arma del delitto e la pista dell’aggressore unico
Parallelamente, il dibattito si muove anche su un altro fronte, quello dell’arma del delitto. Un nodo mai completamente sciolto, che torna a essere centrale proprio perché legato alla dinamica dell’aggressione.
L’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Andrea Sempio, sottolinea come le valutazioni tecniche abbiano preso in esame diverse ipotesi: oggetti contundenti, strumenti taglienti, ricostruzioni alternative.
Ma la sua linea resta chiara: gli elementi raccolti porterebbero a ritenere che l’omicidio sia stato compiuto da una sola persona.
Garlasco, ipotesi choc riesumazione
È un passaggio tutt’altro che secondario. Perché stabilire se ci sia stato un solo aggressore o più soggetti coinvolti significa ridefinire completamente la scena del crimine, i tempi, le modalità e le responsabilità. E di conseguenza significa anche mettere alla prova le ricostruzioni consolidate negli anni. Continua a leggere su La Capitale.




