La fine del commissariamento è certamente notizia da accogliere positivamente. Non fosse altro che la gestione straordinaria della sanità calabrese durava da ben diciassette anni, sfociando ormai nell’ordinario. Inevitabile quindi che Roberto Occhiuto rivendichi con orgoglio il risultato e che la notizia sia centrale nel dibattito politico.

È stata anche animatamente discussa dell’ultima puntata di Perfidia, il talk show irriverente di Antonella Grippo che tanto per non smentirsi ha rovesciato i luoghi comuni. Se era scontata la soddisfazione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Matilde Siracusano (per inciso compagna di Occhiuto), non così per gli altri ospiti della trasmissione. Ad esempio Giuseppe Graziano. L’ex consigliere regionale di Azione, distaccatosi dal centrodestra sei mesi fa, ha ammesso che si tratta di un momento importante non foss’altro perché la fine del commissariamento è momento propedeutico alla fine del piano di rientro ovvero dei vincoli economici che impongono i Ministeri controllanti (Salute e Mef) sulla Calabria. Un passaggio obbligato quindi che rappresenta un passo in avanti. Ma la vera notizia è l’apertura di credito della vicepresidente della Camera del M5s, Vittoria Baldino. La deputata ha ammesso che si tratta di un passaggio significativo, ma che bisogna fare di più, come ha fatto Roberto Fico in Campania che è uscito dal piano di rientro.

L’unico nello studio di Perfidia in disaccordo su questo punto è stato il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Falcomatà, che ha parlato di una sorta di scambio di figurine con Occhiuto che sveste i panni del commissario per indossare quelli dell’assessore. Di concreto per i calabresi cambia poco o nulla.

Certo è scontato che la vera partita inizia adesso. Da oggi in poi Occhiuto (che ha deciso di tenere a sè la delega alla Sanità) dovrà mostrare che la Calabria, per parafrasare la Meloni, merita di uscire anche dal piano di rientro. Poco importa allora che la fine del commissariamento sia stata più una scelta politica del Governo che una scelta tecnica, basati sui numeri (nonostante la smentita di rito di Occhiuto in conferenza stampa), adesso il presidente deve sfruttare questo vantaggio per uscire dai rigidi paletti economici imposti da Roma.

Non sarà facile, Occhiuto dice che la Calabria sarà ancora guidata da lui quando accadrà, quindi lascia intendere un arco temporale di quattro anni. Non sarà facile per la situazione attuale dei servizi sanitari calabresi, migliorati in alcune aree ma ancora al palo soprattutto sulla medicina territoriale e l’emergenza/urgenza. Il baratto con le pre intese (che comunque devono essere ratificate dal Parlamento) rende il tragitto ancora più in salita. Ma il punto è che ora le responsabilità saranno chiare e non ci saranno più alibi per nessuno.

Finisce finalmente un periodo tormentato per la Calabria, diciassette anni che non hanno portato ad alcun miglioramento dei servizi sanitari, piuttosto il suo contrario.

Inutile star qui a ricordare la maschera di Saverio Cotticelli che disconosceva persino i suoi compiti. Il generale ha fatto virare sul grottesco la questione, non solo per la sua intervista surreale, ma anche per la lunga sequela di no avuti dal Governo Conte dopo le sue dimissioni (memorabili quelle del rettore Eugenio Gaudio, cosentino e all’epoca rettore della Sapienza, per la contrarietà della sua signora a trasferirsi in Calabria).

Quello che non ha funzionato in questi inefficaci anni di commissariamento sono stati molteplici fattori. Il primo è la scelta dei commissari. Su Cotticelli è inutile indugiare oltre, ma il suo sostituto Guido Longo, aveva un curriculum di tutto rispetto nella cattura di latitanti di primissimo piano della criminalità organizzata, ma con la sanità c’entrava come i cavoli a merenda. Non a caso lui stesso disse di aver accettato sostanzialmente per senso delle istituzioni, ma non aveva le giuste competenze per affrontare un problema. Fra l’altro è piombato in Calabria in una situazione resa ancora più caotica dalla pandemia. Molti poi avevano anche le competenze in materia ma non quelle sulla Calabria. Si è visto immediatamente con il famoso taglio dei 18 ospedali che è avvenuto sulla carta senza conoscere l’orografia e le comunità. In generale in questi anni c’è stato un vorticoso valzer di commissari con tempi di mandato troppo risicati per imprimere una vera svolta.

Allora diciamo che uno dei migliori commissari che la Calabria ha avuto sotto il profilo delle competenze è stato Massimo Scura che si è dedicato anima e corpo al ruolo, denunciando anche lui il meccanismo dei doppi e tripli pagamenti all’Asp di Reggio Calabria. Qui, però, veniamo al secondo problema ovvero l’isolamento dei commissari che nel caso di Scura ha avuto risvolti clamorosi come racconta lui stesso nel suo libro “Calabria malata”. Si è ritrovato nella stanza dove l’ex presidente Giuseppe Scopelliti aveva installato una piccola palestra, senza personale, senza mezzi. I vari Decreti se li scriveva da solo. E ne ha sfornati tanti Scura, alcuni davvero validi, ma pochissimi sono stati poi attuati.

Questo ci introduce ad un altro problema ovvero lo strapotere della burocrazia che senza una reale vigilanza politica, spesso ha fatto quello che più conveniva a lei che alla regione. Basta leggere i nomi dei manager sanitari che si sono succeduti, spesso alternandosi, alla guida delle nostre Asp per notare come siano spesso identici nonostante i risultati complessivamente disastrosi. Per non parlare delle seconde file che negli anni sono sembrate immutabili nel nostro sistema sanitario e che più che erogare servizi hanno erogato scandali da prima pagina.

A questi problemi ora Occhiuto è chiamato a rimediare e deve farlo con la giusta dose di coraggio. Il Presidente non più commissario ma assessore ha già detto che è finito il tempo dei primari nominati dalla politica. Più una postura da conferenza stampa che altro, visto che è una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione a disporlo, vincolando i direttori generali a nominare il primo classificato in apposite graduatorie, escludendo la discrezionalità di nomine fiduciarie. 

Detto questo, il ritorno al rispetto delle norme vigenti è comunque da salutare positivamente in una regione che non riusciva nemmeno a calcolare a quanto ammontasse effettivamente il suo debito sanitario.