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Uno Stato nello Stato: i 15 boss che hanno fatto la storia della ’ndrangheta in Calabria

Potenti, sanguinari e con un amore viscerale per soldi e potere. Sono i tratti distintivi che accomunano i 15 boss più potenti della storia della ‘ndrangheta. Criminali che hanno rappresentato una sorta di Stato nello Stato, che hanno soggiogato la vita di molte persone e assoggettati interi territori della Calabria. Molti di loro hanno accompagnato l’organizzazione in una nuova epoca, quella degli imponenti traffici di droga e dentro il cuore delle istituzioni. Le loro schede nella prima puntata del format Mammasantissima

Redazione
18 gennaio 202310:13
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Uno Stato nello Stato: i 15 boss che hanno fatto la storia della ’ndrangheta in Calabria

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Visse da mammasantissima e morì con 5 colpi di pistola in testa. Giuseppe Nirta detto Peppe è stato uno dei boss più potenti della ‘ndrangheta. Per i pentiti era il capobastone di San Luca, appartenente alla ‘ndrina dei Nirta “La Maggiore” o “Scalzone”. Venne arrestato insieme ad altre 71 persone nel 1969 nel famoso summit di Montalto, interrotto dell’irruzione dei carabinieri. Fu ucciso a Bianco davanti casa nel 1995. Il suo omicidio è tutt’ora avvolto nel mistero.

Girolamo Molè

Scaltro, potente, sanguinario. Il nome di Gerolamo (Mommo) Molè classe ’61 è legato a tutte le faide che si combatterono nella Piana di Gioia Tauro negli anni ’90. È stato uno dei boss più potenti della fascia tirrenica reggina e il suo clan è stato legato per decenni a quello dei Piromalli. Dal 1993 al 1997, anno della sua cattura, fu considerato uno dei latitanti più pericolosi in Italia. Da quella data è in carcere dove sta scontando diversi ergastoli. 

Francesco Giampà

Francesco Giampà, alias il professore, è stato il capo dell’omonima cosca di Lamezia Terme. La sua leadership si afferma sul finire degli anni ottanta e l’inizio dei novanta, quando il professore conduce una faida contro la 'ndrina capeggiata da Pasquale Giampà, detto Tranganiello. Con l'omicidio di Pasquale Giampà del settembre 1992 si conclude la guerra di mafia, che vede vincitore Francesco Giampà, nonché un conseguente mutamento della geografia criminale lametina. Il professore sta scontando l’ergastolo.

Domenico Gallico

Violento e sfrontato. La storia criminale e personale di Domenico (Mimmo) Gallico, boss dell’omonimo clan di Palmi, sembra più vicina a quella di un gangster americano che a un uomo di ‘ndrangheta. Era già un boss da giovane, negli anni ’80 e inizio '90, quando partecipò pistola in pugno alla sanguinosa e vittoriosa faida contro i Condello. Nel 2012 nel carcere di Palmi si rese protagonista di un'eclatante aggressione contro un pm della Dda di Reggio per vendicarsi dell’arresto dell’anziana madre. Sta scontando numerosi ergastoli. 

Santo Carelli

Fu monarca assoluto, colui il quale trasformò Corigliano da sede di ’ndrina a locale di ’ndrangheta. Santo Carelli è stato uno dei boss più potenti del nord della Calabria, morto a 67 anni nel 2016, dopo avere passato gli ultimi 20 in carcere. Il dominio di Santullo, come era conosciuto nel mondo criminale, durò fino al 1995, quando la Dda di Catanzaro lo arrestò nell’ambito dell'operazione Galassia.

Antonio Pesce

«A casa mia cumandu io signor giudice e figghiuma non cunta nenti». Così il boss ergastolano Antonino Pesce interveniva in aula per difendere suo figlio Francesco dall’accusa di essere il reggente del potente clan di Rosarno. Nino Testuni è uno degli ‘ndranghetisti più rispettati e temuti nel panorama criminale calabrese: prima come braccio destro (e armato) di suo zio don Peppino Pesce, poi da capo indiscusso del clan rosarnese. Da decenni è rinchiuso in carcere dove sta scontando diversi ergastoli.    

Umberto Bellocco

Il suo nome nella ‘ndrangheta è diventato una leggenda. Umberto Bellocco detto Assi i mazzi per quasi 50 anni ha comandato la potente cosca di Rosarno, nonostante abbia trascorso gran parte della sua vita in carcere. A lui viene ricondotta la nascita nel carcere di Bari nel 1981 della Sacra corona unita pugliese. Scarcerato nel 2014 torna quasi subito in galera. Muore nel carcere di Opera il 22 ottobre 2022.

Pasquale Condello

Il suo soprannome, u supremu, la dice lunga sul peso criminale che Pasquale Condello ha avuto nel corso della sua vita nella ‘ndrangheta. Il boss di Reggio Calabria è stato arrestato nel 2008 dopo 18 anni di latitanza. Nel blitz che portò al suo arresto in una villetta del quartiere Pellaro furono impiegati circa 100 carabinieri. Condello è unanimemente riconosciuto come uno dei numero uno della 'ndrangheta, capo indiscusso dopo l'arresto di Giuseppe Morabito.

Luigi Mancuso

È una delle principali figure della ‘ndrangheta, Luigi Mancuso, 63 anni, fratello più piccolo della cosiddetta “generazione degli 11”, vale a dire degli undici fra fratelli e sorelle nati dal capostipite Giuseppe Mancuso. È da sempre ritenuto il leader incontrastato del clan di Limbadi. Arrestato nel 2017 a Nicotera dopo quasi 3 anni di latitanza, il boss era stato scarcerato il 21 luglio del 2012 dopo 19 anni di ininterrotta detenzione. 

Antonio Pelle

«È indubbio che Pelle si prestò alla ‘ndrangheta, ma è ugualmente vero che se ne servì. Antonio Pelle diventò capocrimine, un ruolo che potremmo paragonare a una sorta di presidente della Repubblica delle cosche». Così il procuratore Nicola Gratteri spiegò chi fosse stato Antonio Pelle detto ‘Ntoni gambazza, considerato uno dei boss di ‘ndrangheta più potenti di sempre, una sorte di eminenza grigia, uno dei mammasantissima che fecero uscire la ‘ndrangheta dai confini calabresi proiettandola ai vertici del crimine mondiale. 

Domenico Tripodo

Divenne boss soppiantando Domenico Strati nel 1959, fu soppiantato dai De Stefano che lo fecero uccidere dai cutoliani nel carcere di Poggioreale a Napoli, mentre a Reggio Calabria infuriava la guerra di mafia. Domenico Tripodo fu stato uno dei più potenti capi della ndrangheta tra l’inizio degli anni 60 e metà dei ’70, compare d’anello di Totò Riina. Insieme a Girolamo Piromalli e Antonio Macrì rappresentò il vertice dell'organizzazione per un decennio fino a quando i De Stefano presero il controllo delle attività illecite in città e lo fecero uccidere.  

Antonio Macrì

«Antonio Macrì era un capo che non sapeva parlare. Un capo migliore, Machiavelli non avrebbe saputo immaginarlo». Basterebbero le poche righe dello scrittore di Bovalino Mario La Cava per descrivere ‘Zi ‘Ntoni Macri, il boss dei due mondi. Fu uno dei capi storici della ‘ndrangheta, tra i precursori dell’espansione della mafia calabrese all’estero: da Siderno coordinò le attività criminali in Canada, Usa e Australia. Venne assassinato nelle vicende legate alla prima guerra di ‘ndrangheta il 19 gennaio 1975.

Giuseppe Morabito

Con Domenico Tripodo, Antonio Macrì e Girolamo Piromalli, Giuseppe Morabito da Africo detto u tiradrittu viene annoverato tra i grandi capi storici della ndrangheta, uno di  quei mammasantissima che traghettarono l’organizzazione criminale in una nuova era. Dopo gli omicidi di Tripodo e Macrì, Morabito fu considerato il numero uno della 'ndrangheta, caratura criminale ai livelli di Bernardo Provenzano, capo di Cosa nostra. E con i capi di Cosa nostra siciliana si dice fosse in stretti rapporti tanto che alcuni pentiti rivelarono anche della presenza ad Africo di Totò Riina durante la sua latitanza. Morabito venne arrestato il 18 febbraio 2004 dopo 12 anni di latitanza. Da allora è ristretto al 41bis e negli ultimi anni ha chiesto più volte di essere scarcerato per gravi problemi di salute.

Girolamo Piromalli

Una caratura criminale di altissimo livello, un grande intuito nel cogliere i segnali del nuovo corso che l’organizzazione criminale stava intraprendendo attraverso le infiltrazioni nei grandi finanziamenti pubblici e i traffici di droga. Girolamo (Mommo) Piromalli di Gioia Tauro è considerato tra i più grandi capi della ‘ndrangheta. Fu l’unico tra i boss storici che abbracciò il cambiamento, mentre Tripodo e Macrì si opposero pagando con la vita. Alleato con i De Stefano uscì vincitore dalla prima grande guerra di ‘ndrangheta. Con il potente clan di Reggio Calabria don Mommo entrarò nella massoneria coperta. Piromalli e De Stefano fondarono la Santa, una sorta di struttura parallela i cui affiliati (i santisti) possono intrattenere rapporti con uomini delle istituzioni statali. Morì di malattia l'11 febbraio 1979; al funerale erano presenti 6000 persone. Suo fratello Giuseppe Piromalli sarebbe il nuovo capobastone.

Paolo De Stefano

Paolo De Stefano è stato senza dubbio il boss più importante della ‘ndrangheta per un quindicennio. Con Girolamo Piromalli, il mammasantissima di Reggio Calabria ha incarnato e portato a termine fino in fondo il profondo cambiamento nell’organizzazione mafiosa negli anni 70. De Stefano grazie all’eliminazione di Domenico Tripodo e Antonio Macrì divenne il personaggio di punta della ‘ndrangheta, in rapporti con il mondo criminale – dalla mafia alla camorra fino alla Banda della Magliana – con quello politico-imprenditoriale e delle logge massoniche deviate. Uscito vittorioso dalla prima guerra di ‘ndrangheta venne ucciso il 10 ottobre 1985 nel suo feudo, il quartiere Archi di Reggio Calabria. Il suo omicidio diede il via alla seconda guerra di ‘ndrangheta.  

I 15 boss più potenti della storia

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ndrangheta · mammasantissima

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Inchiesta contro il clan La Rosa: le strade dei 46 imputati si dividono tra rito abbreviato e processo in ordinario - NOMI\n
Indagini in corso

Sospetta morte all’ospedale di Corigliano: indagini sul decesso di un ex carabiniere

Il militare 64enne, ex comandante della stazione di Francavilla, è spirato nel nosocomio. Salma sequestrata e trasferita a Rossano dopo la denuncia
Matteo Lauria
20 aprile 2026
Ore 15:23
Sospetta morte all’ospedale di Corigliano: indagini sul decesso di un ex carabiniere\n
Cronaca

Crotone, corruzione e favori a scuola: preside e genero patteggiano

Secondo la tesi accusatoria, il Pertini-Santoni sarebbe stato l'epicentro di episodi di corruzione, risposte date in anticipo ai partecipanti di un concorso per insegnanti di sostegno e selezioni alterate. In totale sono indagate 23 persone
Redazione
20 aprile 2026
Ore 15:15
Crotone, corruzione e favori a scuola: preside e genero patteggiano\n
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