Consiglio aperto

Ponte sullo Stretto, arriva il No definitivo di Falcomatà: «Noi esclusi dal dibattito. Le risorse? Quelle che ci sono sottratte al territorio»

Consiglio comunale aperto a Reggio Calabria con gli interventi di sindaci, amministratori, rappresentanti sindacali, associazioni e rete No Ponte. Tutti alla ricerca di «certezze» che non ci sono

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di Claudio Labate
14 giugno 2024
22:33
Il consiglio comunale a Reggio
Il consiglio comunale a Reggio

«Così com’è non va. Non diremo mai no ad un’opera pubblica, ma in questo caso diciamo un secco no. Oggi questa infrastruttura per le difficoltà tecniche, per il mancato coinvolgimento, e le risorse sottratte, ovviamente non ci può vedere d’accordo». Così il sindaco Giuseppe Falcomatà ha chiuso il lungo Consiglio comunale aperto alla cittadinanza sul Ponte sullo Stretto. Un consiglio partecipato che ha però contato diverse assenze, oltre quelle annunciate dai due gruppi consiliari di Forza Italia e Lega, visto che all’appuntamento era stata invitata la deputazione nazionale e regionale del reggino. Tutti “giustificati” dai consueti inderogabili impegni.

Ma sin dal principio del suo intervento il sindaco ha sottolineato e stigmatizzato l’assenza dei due gruppi consiliari, parlando di «legittimazione della partecipazione in contumacia», visto che come un convitato di pietra si è assistito ad un vero e proprio intervento in aula con la lettura della lettera inviata al presidente del Consiglio comunale Enzo Marra dal gruppo della Lega. «Perché allora disertare l’aula?» ha continuato a ripetere Falcomatà mettendo in parallelo anche il bavaglio al dissenso che l’ultimo decreto legittima ai fini del completamento dell’opera.


Falcomatà: «Esclusi dal dibattito»

Falcomatà poi ha sottolineato come l’area dello Stretto è nei fatti già attuata, grazie alla politica della mobilità che ha coinvolto i comuni di Messina, Villa e Reggio Calabria con i biglietti unici per e dall’aeroporto che semplificano la vita dei cittadini.

«Il parere, le idee e le proposte dei comuni devono essere obbligatorie – ha poi sbottato -. Noi dal dibattito siamo stati esclusi». Ecco perché «non possiamo subire tutto quello che sta accadendo». Oltretutto le risorse «non solo non ci sono, ma quelle che ci sono, che non sono sufficienti, sono sottratte (2,3 mld della Coesione) al territorio e propedeutiche al suo sviluppo».

Per tutte queste motivazioni, pur non avendo votato le mozioni, Falcomatà promuove il senso di quella firmata da Saverio Pazzano: «lo possiamo assumere come impegno».

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Un consiglio partecipato

La convocazione dell’atteso Consiglio comunale aperto sul Ponte dello Stretto era per le 16:30. Alle 17, un applauso ritmico del pubblico sottolineava il ritardo dell’inizio dei lavori che, in realtà, dalle parti di Palazzo San Giorgio non è proprio una novità. La verità è che fino a qualche minuto prima dell’orario fissato mancava il numero legale. E solo con l’arrivo di Angela Marcianò, Massimo Ripepi e Saverio Pazzano, i superstiti di una opposizione che con Lega e Forza Italia ha deciso di disertare l’appuntamento, chiedendo contestualmente le dimissioni del sindaco Giuseppe Falcomatà, in seguito all’iscrizione dello stesso – insieme al capogruppo dem Peppe Sera, e al consigliere regionale di FdI Peppe Neri -nel registro degli indagati dell’inchiesta “Ducale” della Dda reggina.

Iscritti al dibattito “Prospettive e ricadute su Reggio Calabria e la sua Città Metropolitana” sono una quindicina di persone, tra amministratori, rappresentanti di partiti politici e di associazioni. Ci sono anche i sindaci di Villa San Giovanni e Campo Calabro.

Il primo cittadino di Campo Calabro, Sandro Repaci, pur avendo avuto un approccio prudente alla tematica, ha sottolineato la fragilità estrema del territorio: «nessuno ci spiega come si farà questa opera, di cosa succede prima e dopo l’impalcato. Questa è la preoccupazione dei sindaci. Il mio compito è tutelare i territori che i cittadini mi hanno delegato ad amministrare. Il punto è che in questa incertezza non siamo in grado di tutelare i nostri territori». Il sindaco ha fatto l’esempio delle gallerie che interesseranno il suo territorio, divise tra la Stretto di Messina e Rfi, «ma se si domanda ti rispondono che non si sa quando le realizzeranno».

Giusy Caminiti, sindaco di Villa San Giovanni, ha ripercorso le tappe che hanno portato il suo Comune ad assumere una posizione molto critica rispetto alla mega opera. «In questo momento abbiamo due Conferenze aperte» dice sottolineando i problemi derivanti dalle faglie attive che richiamano la prescrizione della Commissione di Via che chiede l’adeguamento alle nuove tecniche di costruzione. «Il lavoro che è stato fatto, ci ha permesso di produrre un documento in cui chiedevamo la sospensione della Commissione Via che adeguasse i termini delle due conferenze dei servizi». Insomma prendere tempo per avere maggiori certezze, provenienti anche dalla proroga chiesta per rispondere alle osservazioni avanzate, è vitale, anche per verificare «documento per documento» quelle osservazioni.

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Le mozioni

Due le mozioni sul tavolo della presidenza di Enzo Marra, che però ha chiarito come nel caso specifico verranno solo acquisite ma non votate.

Per Ripepi il tratto distintivo di fronte ad un’opera come quella del Ponte deve essere l’approccio non ideologico. Il consigliere di opposizione ha presentato quasi due anni fa la mozione che ha l'obiettivo di «focalizzare e di dare la giusta importanza, per tutta la popolazione reggina, a quelli che possono essere i vantaggi di valore inestimabile che la costruzione del ponte potrà portare alla nostra città». Nella mozione si fa riferimento ai posti di lavoro, ai collegamenti, alle infrastrutture collaterali e alle modalità di costruzione del ponte, e si intende dare mandato al sindaco di concerto con la Città metropolitana di Messina e il comune di Villa San Giovanni, di esprimere al governo la loro volontà di procedere speditamente ed in modo coordinato verso il traguardo dell'annullamento della distanza tra Scilla e Cariddi affinché si valuti l'inserimento e la realizzazione del ponte dello stretto come urgente priorità considerando che il progetto del ponte è stato approvato».

Per Pazzano, il dato politico è dato dall’assenza della Lega, «il partito che ha deciso di fare quest’opera senza alcun dibattito pubblico» e senza coinvolgere i territori. La mozione presentata da Pazzano impegna il sindaco a intervenire in tutte le sedi opportune, anche attraverso l’Anci, sia regionale che nazionale, affinché – nelle more dei riscontri che dovranno essere rappresentanti con il progetto esecutivo del Ponte sullo Stretto- si sospenda ogni attività e/o iniziativa complementare o propedeutica destinata a intervenire sugli interessi dei privati e del territorio tutto; a chiedere formalmente al Governo la costituzione di un tavolo di consultazione con la presenza dei sindaci dell’Area dello Stretto ove si possano rappresentare gli interessi delle comunità locali e si indichino le necessità reali e i bisogni oggettivi del territorio, per un impiego funzionale e strategico delle risorse pubbliche e a promuovere ogni iniziativa istituzionale per la tutela dei diritti della comunità reggina.

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