La storia

Giorgio, 27 anni, autistico dalla memoria prodigiosa, ma Vibo non è una città per ragazzi speciali. Il padre: «Siamo soli»

VIDEO | Nessun programma educativo su misura, nessuna terapia. Sul territorio nelle poche strutture presenti non c’è più posto. Papà Silvio denuncia l’assenza delle istituzioni e pensa con angoscia al dopo: «Quando moriremo soffriremo anche nell’aldilà»

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di Cristina Iannuzzi
30 marzo 2024
14:43

Un senso di solitudine e di impotenza pervade papà Silvio. Suo figlio è seduto accanto a lui, ascolta, osserva tutto ciò che lo circonda. È un ragazzone di 27 anni autistico. I due partecipano a un incontro a Vibo Marina su “salute e disabilità”, al quale prende parte anche l’assessore regionale al Welfare Emma Staine e il garante regionale per le persone con disabilità, Ernesto Siclari. Quale miglior occasione per chiedere aiuto. Per richiamare l’attenzione sulle problematiche che vivono i familiari di ragazzi speciali. Senza assistenza e senza strutture.

Una storia di diritti negati. Condizione che a certe latitudini vivono tante, troppe famiglie. Quei figli tanto amati che sono considerati un fardello per la società. Quella società che avrebbe il dovere di accoglierli e di integrarli anche quando mamma e papà non ci saranno più. E così, anche il pensiero della morte, in certi contesti diventa lacerante. «Sarebbe meglio andarcene insieme a lui, perché quando per noi arriverà il momento, sono certo che soffriremo pure nell’aldilà». Lasciare quel figlio solo al mondo è un pensiero straziante per papà Silvio.


Uno sfogo carico di dolore e di rabbia. «Giorgio è un ragazzo disabile, ma ha capacità incredibili. Ricorda perfettamente date e numeri di ogni evento. È una forza della natura - dice orgoglioso - bisognerebbe valorizzare queste competenze». Poi racconta la routine della sua famiglia. «Giorgio frequenta la piscina, a nostre spese, paghiamo anche l’accompagnatore per assisterlo in acqua. Abbiamo diritto all’assistenza ma il più delle volte dobbiamo anticipare noi le spese per le cure». Ma cosa chiedono? «Servizi e assistenza. Non vogliamo soldi, ma se non riuscite a darci i servizi, allora sì, dateci i soldi per provvedere a ciò che serve a Giorgio».

Poi accenna alla disability card, la carta europea della disabilità. Uno strumento che permette di ottenere servizi e benefici per persone disabili, «ma che il Comune di Vibo – dice rammaricato – quasi disconosce». C’è poi la carenza dei programmi educativi Aba, l’analisi comportamentale applicata estremamente efficace per ridurre comportamenti disfunzionali e aumentare la comunicazione. Quasi inutile, poi, cercare un Centro territoriale per l’autismo: a Vibo Valentia c’è solo la Casa della Carità, ma è a numero chiuso. A Nicotera c’è un’altra struttura, ma pure quella non basta per tutti. I bambini sono tanti e le famiglie sono costrette a “competere” loro malgrado. «Ci sono mamme – prosegue Silvio - che arrivano anche da Serra San Bruno, sfidando neve, pioggia e nebbia per fare 40 minuti di terapia due volte a settimana. L’unica struttura che funziona sapete qual è? La famiglia», conclude rammaricato mentre il figlio richiama la nostra attenzione. Ha riconosciuto una delle sue giornaliste preferite: «Cristina Iannuzzi per LaC News24». E allora l’intervista passa a lui. Cosa vuoi fare da grande? «Voglio lavorare. Voglio dipingere».

Giornalista
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