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Debacle Occhiuto, trionfa Stasi, Cannizzaro stratega: ecco vincitori e vinti delle elezioni in Calabria

Pronostici della vigilia e analisi politiche hanno lasciato il passo ai risultati delle urne: da Cosenza a Reggio Calabria, ecco chi cresce e chi si ridimensiona dopo due mesi dedicati solo alle campagne elettorali

Francesco Rende
25 giugno 202416:27
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Debacle Occhiuto, trionfa Stasi, Cannizzaro stratega: ecco vincitori e vinti delle elezioni in Calabria

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Quando si  lancia la pallina all’interno della roulette, il “rien ne vais plus” del croupier è il momento nel  quale non si può più tornare indietro. Due mesi fa, all’inizio della campagna elettorale, il dio della politica ha lanciato la boule dopo settimane di traccheggi, dichiarazioni di facciata, promesse e aspettative: oggi è il giorno in cui, dopo che la pallina ha vorticosamente ballato tra un numero e un’altra, il bastone del croupier raccoglie le fiches gettate sul tavolo verde. C’è chi riceve il premio per la sua vittoria e chi, inevitabilmente, resta a raccogliere i cocci della sconfitta.

A scrutini conclusi e urne vuote, ecco dunque chi vince e chi perde e come cambieranno gli assetti calabresi.

CHI VINCE – FLAVIO STASI

Se dopo il passo falso delle elezioni provinciali qualcuno provava a immaginare un suo tramonto, la riconferma a Corigliano Rossano è la riprova invece che la sinistra in Calabria ha un solo leader ed ha il volto di Flavio Stasi. In una campagna elettorale in cui aveva tutto da perdere stravince facendo quello che tutti vorrebbero da un leader di sinistra: sta in mezzo alla gente, parla di tutti e non dimentica nessuno, non ha paura di schierarsi e di dire anche cose che in campagna elettorale non tutti direbbero.

Prima si impone nel creare una coalizione allargata dettando lui le carte del mazzo, senza farsi imporre nomi o strategie, affrontando quel Partito Democratico che si spacca ma tiene ferme la barra; poi vince, anzi stravince, contro tutti. Vince contro Pasqualina Straface, che da ex sindaco di Corigliano, consigliere regionale e front woman su imprimatur di Occhiuto ha alle sue spalle un esercito che però la lascia sola nel momento più difficile; ma vince soprattutto contro Roberto Occhiuto, sceso in campo in prima persona con un comizio pesantissimo e con tante iniziative pubbliche.

Stasi unisce il campo largo, dai Verdi ai 5 stelle, ma soprattutto lo cementa sotto la sua ala: nei giorni successivi alla sua elezione, sin da subito diventa il feticcio da esibire. Va da Romeo per sostenerlo (lui e Lucano, in due appuntamenti diversi), partecipa ai talk, inizia a dettare la linea: i giovani di sinistra iniziano a vedere in lui un punto di riferimento e gli avversari iniziano a contarsi, mentre lui nicchia. “Io sono un sindaco, se non fossi stato civico nessuno mi avrebbe candidato”: chissà se però adesso qualcuno non andrà a bussare alla sua porta.

CHI VINCE – FRANCESCO CANNIZZARO

La tornata elettorale di Forza Italia ha due volti: uno, quello più sorridente, è certamente quello reggino di Francesco Cannizzaro. Tratti tipici del Sud Italia, volontà ferrea e soprattutto grande capacità di muoversi tra le linee: prima impallina Mangialavori facendosi nominare nuovo coordinatore regionale del partito,  poi in vista delle elezioni europee e comunali inizia a rimpolpare le fila avviando una campagna acquisti che al confronto Giuseppe Marotta è un direttore sportivo di Eccellenza. Centinaia di sindaci e amministratori comunali, con nome e cognome, diventano pubblicamente esponenti di Forza Italia: e mentre c’è chi ironizza su questo reclutamento old style, lui nicchia e attende le urne che gli daranno non ragione, di più.

Giusy Princi eletta a Bruxelles, alla chiusura degli scrutini, è un suo capolavoro: sbaraglia gli avversari interni, poi costruisce la vittoria nel suo fortino, la Calabria Citra. Se infatti il governatore si intesta la vittoria della Princi (che a Cosenza, luogo di provenienza degli Occhiuto, in realtà arriva dietro il Movimento 5 Stelle), è lui che la costruisce e la puntella: a questa aggiunge la vittoria di Simona Scarcella  a Gioia Tauro, che vince contro tutti gli apparentamenti avversari e porta in sfilata la bandiera di Forza Italia. Una posizione di dominatore incontrastato, in una tornata in cui si perde sanguinosamente un capoluogo di provincia come Vibo Valentia.

CHI VINCE – ANNA LAURA ORRICO

Un cammino travagliato, una nomina a coordinatore regionale attesa per diversi mesi ma un lavoro certosino dietro le quinte. Anna Laura Orrico ha portato il Movimento 5 Stelle a reggere un urto pesantissimo in due tornate elettorali, le amministrative e le europee, in cui solitamente il partito dell’avvocato Conte non ha buone performance.

In questi due mesi, invece, la sua capacità di guardare oltre, di attendere il momento giusto, di saper scegliere i giusti compagni di viaggio ha portato il Movimento 5 Stelle a risultati superiori a quelli del partito nazionale: innanzitutto la scelta di valorizzare, e non avversare, la candidatura di Tridico, candidato certamente mediatico ma sicuramente non un leader trascinatore. Con calma, pazienza, con “la force tranquille” di mitterandiana memoria riesce in quella che è un’impresa: chiude davanti al Partito Democratico, a soli 11 mila voti di distacco da Forza Italia ed è il primo partito nella provincia di Crotone ma soprattutto di Cosenza, dove ci si aspettava che il governatore Occhiuto sbancasse.

Inoltre, capisce prima degli altri dove tira il vento: è in prima fila nel sostenere la candidatura di Flavio Stasi e scende in campo in prima persona nel difenderlo dopo gli attacchi di Occhiuto, sceglie di sposare la linea di Romeo a Vibo Valentia (con Tucci che gioca da equilibrista sui tavoli delle candidature per poi andare sul candidato del PD). Con queste mosse, porta il Movimento 5 Stelle a cantare vittoria in una tornata complessa che li vede, almeno in Calabria, vincere su quasi tutta la linea.

CHI VINCE – GIANLUCA GALLO

A volte, vince anche chi non si candida: soprattutto, vince chi riesce a non farsi candidare. È il caso di Gianluca Gallo, assessore all’agricoltura forzista che da campione di preferenze alle regionali sarebbe stato il candidato perfetto per gli azzurri a Bruxelles: stimato, con tanti voti di partenza, una posizione di rilievo nell’esecutivo regionale e con un buon gradimento generale. Una promozione, però, che secondo i maligni sarebbe stata nient’altro che una trappola per eliminare un avversario interno.

Così, tra una dichiarazione e l’altra, Gallo è riuscito a tessere la sua tela evitando la candidatura: le dichiarazioni di servizio al partito, il non voler pestare i piedi a Tajani, sono servite a cementare la sua posizione. “Io non lascio lavori a metà”, avrebbe confidato ai più vicini, convinto che restare assessore all’agricoltura fosse la scelta giusta per i mesi a venire: candidatura respinta, posizione rafforzata in una giunta destinata al rimpasto (con rapporti di forza interni totalmente ribaltati) e soprattutto un sindaco amico in più.

Già, perché se Forza Italia si lecca le ferite a Vibo, a Montalto invece esulta con la vittoria di Biagio Faragalli, storico collaboratore proprio di Gallo che si è speso in primissima persona per questa vittoria: il governatore si era limitato ad un collegamento in videoconferenza, forse non troppo convinto. La vittoria però è stata netta, ed ha dimostrato ancora una volta una cosa: se la leadership di Forza Italia è di Occhiuto, i voti però sono di Gallo e di Cannizzaro.

CHI VINCE – ENZO ROMEO

Reggere due anni a sollecitazioni di ogni tipo non è facile: lo può fare solo chi ha vissuto tante stagioni, politiche e non, e ha acquisito dalla Prima Repubblica la sacra arte di saper attendere. Enzo Romeo ha fatto esattamente questo: ha lavorato per due lunghi anni nel costruire un’alternativa, ha alzato le spalle quando dicevano che non era il candidato adatto, ha mantenuto la barra dritta quando sui giornali uscivano nomi di ogni tipo per guidare il fronte progressista. Lui ha saputo costruire un nucleo vincente che ha tirato la zampata finale: merito anche di Francesco Colelli, segretario cittadino di Vibo Valentia che con questa vittoria si leva più di un sassolino dalla scarpa e che alla candidatura di Romeo ha lavorato ininterrottamente, forse più dello stesso Irto, insieme a Lo Schiavo e Tucci per costruire una coalizione che ha dato la zampata che tutti si aspettavano ma che nessuno annunciava ad alta voce.

L’accordo finale di Muzzupappa, che è palese alla luce dell’andamento del voto in alcune frazioni specifiche, conferma che Romeo non solo ha costruito la vittoria, ma anche un Consiglio Comunale che in partenza potrebbe essere amico e alleato.

CHI PERDE – ROBERTO OCCHIUTO

Al di là delle dichiarazioni di facciata, emerge a mezza voce anche dai suoi alleati una convinzione: la prima luna di miele con i calabresi potrebbe essersi chiusa qui. Abbarbicato nel decimo piano della Cittadella Regionale, ha spinto tanto sui social media e sulla comunicazione conquistando importanti spazi sui media nazionali: ha accentrato tanto, e questo potrebbe non essere piaciuto agli alleati che al momento giusto, ovvero quando si è svuotata l’urna elettorale, hanno fatto pesare i propri distinguo.

Così Occhiuto in 15 giorni accumula una serie di pesanti sconfitte: a Corigliano Rossano, dove era sceso pesantemente in campo con una sua candidata e con una serie di appuntamenti pubblici dai toni molto duri, la piazza ha scelto Stasi (e gli alleati hanno scelto di non spingere sull’acceleratore nel momento più importante). A Vibo Valentia, Occhiuto gioca un suo dirigente di primo piano (sotto consiglio di Daffinà) ma perde un capoluogo sanguinoso, che è stato scaricato sin dalle ore successive il primo turno e che ieri era clamorosamente solo nel momento più difficile.

Alle Europee nonostante gli sforzi Forza Italia non sfonda proprio nella provincia in cui avrebbe dovuto fare il vuoto, Cosenza, e Giusy Princi viene eletta grazie soprattutto alle performance della Calabria meridionale. Così adesso iniziano le grane: Fratelli d’Italia diventa primo partito e chiede adesso maggiore spazio in Giunta,  la sanità sulla quale Occhiuto ha puntato forte resta il solito buco nero calabrese e nessun capoluogo di provincia ha i colori del Governatore. Insomma, una debacle importante, frutto di una serie di sgambetti forse sottovalutati ma che hanno adesso ridotto e non di poco lo spazio di agibilità del governatore: l’uomo solo al comando non ha pagato, adesso inizia una nuova fase e le incognite saranno oggettivamente tante.

CHI PERDE – GIUSEPPE MANGIALAVORI

L’altro grande sconfitto di questa tornata è Giuseppe Mangialavori: in breve tempo perde il ruolo di coordinatore regionale di Forza italia (la motivazione ufficiale è che gli impegni in Parlamento non gli consentono di metterci lo stesso impegno), non riesce a far passare la linea della ricandidatura di Maria Limardo sottolineando proprio durante la maratona di LaC che “Maria avrebbe avuto tutto il diritto di ricandidarsi” e perde in maniera sanguinosa il capoluogo di provincia, il suo feudo.

In questo scenario, ha un merito enorme: quello di metterci la faccia, sempre, a differenza di altri. Perché nonostante non fosse il suo candidato, nonostante tutto quello che è successo in questi mesi, ieri è stato il primo ad ammettere gli errori fatti ed a prendersi le giuste responsabilità: non abbiamo avuto tempo per far conoscere Cosentino, ha spiegato, ma ha soprattutto detto in più occasioni che «così come cinque anni fa era mio il merito per la vittoria della Limardo, così oggi è mia la responsabilità della sconfitta». Così, mentre altri spariscono, lui ci mette la faccia, anche quando fa capire che forse “Bob” Cosentino come lo chiama lui è rimasto solo. Lui invece resta al suo posto, nel momento più duro, ammettendo una sconfitta che chiude 15 anni di dominio incontrastato del centrodestra a Vibo Valentia.

CHI PERDE – NICOLA IRTO

Sembra strano che nel giorno in cui il centrodestra perde l’ultimo capoluogo rimasto il segretario del Partito Democratico venga intestato di una sconfitta, ma questo non deve trarre in inganno. La competizione elettorale appena trascorsa ha ridimensionato, e di molto, Nicola Irto: certo, il segretario ha festeggiato in piazza la vittoria di Romeo, ma l’analisi dei risultati elettorali dice molto di più.

Innanzitutto il Partito Democratico in Calabria riesce nella fantastica impresa di chiudere al quarto posto: se nella circoscrizione sud il PD a guida Schlein domina, in Calabria riesce a fermarsi ad un misero 15%. Riesce a superarlo addirittura il Movimento 5 Stelle, sconfitto dovunque ma non a queste latitudini: merito dell’ennesima campagna elettorale in cui Irto si è fatto vedere poco o nulla, ormai una sua caratteristica, in un partito che si è spaccato anche alle europee con il solito meccanismo della conta. Così, le varie accoppiate (da Cosenza a Reggio, le varie anime del Pd si sono contate sui singoli sostenitori) hanno regalato un partito frastagliato che vince senza però avere meriti: a Corigliano Rossano Stasi è un civico che subito dopo la sua elezione lancia frecciate del tipo “i partiti tradizionali non mi avrebbero mai candidato”, con un chiaro riferimento al PD ed a quanto successo nei mesi precedenti. A Vibo il merito del successo riesce a prenderselo il Terzo Polo, decisivo al ballottaggio, con Irto che nella partita delle candidature è rimasto fuori ad attendere che i nodi si sbrogliassero da soli.

Altrove è un disastro: sconfitte (pur se non ufficiali) a Montalto e Gioia Tauro, piccoli comuni con sindaci vicini ma nessun simbolo di partito. Si apre adesso una partita difficile: da cosa (ma soprattutto da chi) ripartirà il Partito Democratico? Vinceranno le lotte interne e i riposizionamenti che nascondono il mantenimento dello status quo o si ascolterà quella base che chiede, da anni, cambiamenti?

CHI PERDE – GIACOMO SACCOMANNO

La Lega perde tanti, tantissimi voti rispetto alle tornate precedenti ed accusa più di altri le debacle: perché se alcuni infatti sono riusciti fino alla fine a giocarsi la loro partita, la Lega targata Saccomanno subisce una sorte peggiore. Viene condannata all’irrilevanza, fuori dagli schemi e dalle partite.

Alle Europee perde lo scontro interno, perché Mancuso esce da trionfatore assoluto staccando di circa settemila preferenze Simona Loizzo, che pure arrivava a questa sfida con i favori del pronostico forte del suo ruolo in Parlamento (sottolineato con l’ostentazione della bandiera nel giorno dell’approvazione dell’autonomia differenziata). In più non porta preferenze a Vannacci, che proprio in Calabria non sfonda e si ferma al terzo posto a poca distanza da Patriciello.

La base è in forte contrasto con il Commissario, che viene dato per sostituito un giorno si e l’altro pure mentre lui ostenta sicurezza: anche in Consiglio Regionale, poi, il gruppo del Carroccio ha ormai autonomia totale, completamente distante dalle posizioni e dalle indicazioni del Commissario. È il de profundis sulla sua poltrona? 

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politica calabria · elezioni calabria · elezioni comunali 2024 · elezioni europee

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Referendum Sottosegretari, Occhiuto: «Se l’opposizione pensa di vincere così le prossime elezioni, resterà delusa»

Il presidente della giunta regionale replica al centrosinistra: «L’unico sottosegretario che ho nominato è quello che ci ha fatto uscire dal commissariamento». Ma resta vago sulle prossime mosse della Cittadella: «Deciderà l’avvocatura regionale»
Claudio Labate
12 settembre 2026
Ore 11:00
Referendum Sottosegretari, Occhiuto: «Se l’opposizione pensa di vincere così le prossime elezioni, resterà delusa»\n
Polemiche e frecciate

L’InGrippo Show spariglia le carte a Diamante. Giannetta: «Io traditore? È Forza Italia ad aver tradito i suoi militanti»

Dal palco del Peperoncino Festival una serata di politica, provocazioni e annunci. Vannacci attacca la linea europea e rilancia la sfida al centrodestra: «Sono un patriota». Ed emerge il caso dei possibili nuovi cambi di casacca in Consiglio regionale
Francesca Lagatta
11 settembre 2026
Ore 15:54
L’InGrippo Show spariglia le carte a\u00A0Diamante. Giannetta: «Io traditore? È Forza Italia ad aver tradito i suoi militanti»\n
Verso il voto

Suppletive a Reggio Calabria, Tajani: «Eleggeremo Roscioli e batteremo chi ha tradito il centrodestra»

Il segretario nazionale di Forza Italia alla festa dei giovani di Forza Italia: «Vinceremo senza compromessi e senza piegare la testa»
Redazione Politica
11 settembre 2026
Ore 15:13
Suppletive a Reggio Calabria, Tajani: «Eleggeremo Roscioli e batteremo chi ha tradito il centrodestra»\n
A Rende

Il ritorno di Clemente Mastella con “Noi di Centro”: «Non vogliamo costruire il campo largo, ma il campo giusto»

L’ex ministro ha tenuto a battesimo la nascita del movimento in Calabria. Presidente sarà Bonaventura Lamacchia, segretario regionale Vincenzo Speziali. Nel dibattito i limiti di un centrosinistra definito “sbiadito” e incapace di fronteggiare l’avanzata delle destre in Italia
Massimo Clausi
11 settembre 2026
Ore 12:04
Il ritorno di Clemente Mastella con “Noi di Centro”:\u00A0«Non vogliamo costruire il campo largo, ma il campo giusto»\n
L’analisi

Berlusconi aveva visto il mondo che arrivava. Ha lasciato tanti amici, ma chi ha ereditato la sua visione?

La visione del fondatore di Forza Italia sul contrasto alla povertà globale e sull'estensione del benessere (dalle rotte migratorie alle pensioni a mille euro) interroga la politica attuale
Franco Gemoli
11 settembre 2026
Ore 10:41
Berlusconi aveva visto il mondo che arrivava. Ha lasciato tanti amici, ma chi ha ereditato la sua visione?\n
mondo dem

Cosenza aspetta il commissario del Pd. Ma a Roma nessuno si muove

Da due mesi si attende la nomina del commissario, annunciata poi da Igor Taruffi prima di Ferragosto. Intanto nel partito cosentino restano irrisolti i nodi delle correnti, degli equilibri in Comune e della futura candidatura a sindaco
Antonio Clausi
11 settembre 2026
Ore 08:00
Cosenza aspetta il commissario del Pd. Ma a Roma nessuno si muove\n
Cambiamento climatico

Raffrescamento scuole, depositata una mozione in Consiglio: «La Regione intervenga per l’istallazione di impianti»

La richiesta della consigliera Madeo: Le temperature record non sono più qualcosa di straordinario, ma una caratteristica strutturale del nostro clima»
Redazione Politica
11 settembre 2026
Ore 07:38
Raffrescamento scuole, depositata una mozione in Consiglio: «La Regione intervenga per l’istallazione di impianti»\n
Legge elettorale

Meloni salva la maggioranza sulle preferenze, ma rischia la rivolta nelle urne: astensione e boom di Vannacci

La premier festeggia: «Le abbiamo reintrodotte dopo quasi 35 anni». Gli elettori, però, potranno scegliere soltanto tra i nomi stampati dai partiti e resteranno i capilista bloccati. Il centrodestra evita la resa dei conti in Parlamento, ma quella vera arriverà nelle urne
Franco Gemoli
11 settembre 2026
Ore 04:30
Meloni salva la maggioranza sulle preferenze, ma rischia la rivolta nelle urne: astensione e boom di Vannacci\n
Il talk

Vannacci nell’InGrippo tour: «Reggio sarà la nostra Sassonia». Calabrese rivendica invece il suo dna missino e di governo

Scoppiettante puntata all’interno del festival del Peperoncino a Diamante. In videcollegamento il generale e sul palco Giannetta attaccano Forza Italia a testa bassa, replica Giorgio Mulè. E poi le pillole letterarie di Dacia Maraini e Fulvio Abbate
Redazione Politica
10 settembre 2026
Ore 15:36
Vannacci nell’InGrippo tour: «Reggio sarà la nostra Sassonia». Calabrese rivendica invece\u00A0il suo dna missino e di governo\n
Gli annunci del sindaco

Dal rilancio dell’aeroporto alle crociere, Cannizzaro ridisegna la Reggio turistica: «Novità straordinarie per il porto»

Il primo cittadino anticipa l’interlocuzione con le grandi compagnie e guarda già al 2027: allo studio un piano per allungare le permanenze, destagionalizzare i flussi e costruire un calendario stabile di eventi: «Quest’anno faremo un Natale speciale»
Silvio Cacciatore
10 settembre 2026
Ore 13:00
Dal rilancio dell’aeroporto alle crociere, Cannizzaro ridisegna la Reggio turistica: «Novità straordinarie per il porto»\n
L’analisi

AfD divide il centrodestra, il silenzio di Meloni pesa: Salvini esulta, Tajani alza il muro e Craxi attacca Vannacci

La vittoria dell’ultradestra in Sassonia-Anhalt mette i due vicepremier su fronti opposti. Giorgia Meloni non commenta pubblicamente, mentre Palazzo Chigi lascia filtrare che Italia e Germania non sarebbero paragonabili
Franco Gemoli
10 settembre 2026
Ore 11:27
AfD divide il centrodestra, il silenzio di Meloni pesa: Salvini esulta, Tajani alza il muro e Craxi attacca Vannacci\n
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