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Geografia delle cosche calabresi, ecco la mappa dei clan attivi: la relazione della Dia

Per la Direzione investigativa antimafia «la 'ndrangheta si conferma oggi l'assoluta dominatrice della scena criminale». Ecco le famiglie che comandano nei mandamenti e nelle province in Calabria

Francesca Giofrè
15 settembre 202312:00
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Geografia delle cosche calabresi, ecco la mappa dei clan attivi: la relazione della Dia

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«La 'ndrangheta si conferma oggi l'assoluta dominatrice della scena criminale anche al di fuori dei tradizionali territori d'influenza con mire che interessano quasi tutte le regioni». È quanto emerge dall'ultima relazione semestrale, relativa al periodo luglio-dicembre 2022, che la Dia ha presento al Parlamento. Dalla sua, una «struttura coesa», «capacità militari» e un «forte radicamento nel territorio». Il suo principale settore di affari resta il narcotraffico, nell'ambito del quale «le 'ndrine calabresi occupano ormai da tempo un riconosciuto ruolo di universale livello poiché affidabili sul piano criminale, solvibili su quello finanziario e capaci di gestire una complessa e affidabile catena logistica per il trasporto transoceanico, dai Paesi sudamericani verso l'Europa, dei carichi di droga».

Secondo la Direzione investigativa antimafia, la situazione della criminalità organizzata in Calabria permarrebbe sostanzialmente immutata rispetto al precedente periodo dell’anno. «Tuttavia - si legge nella relazione -, gli elementi emersi dalle inchieste concluse nel periodo in esame, nel prosieguo, hanno mostrato taluni aspetti d’interesse che, da un’attenta analisi, potrebbero rivelare possibili evoluzioni dei gruppi ‘ndranghetisti avvenute nei vari contesti di riferimento». 

Clicca in basso su "Continua" per leggere quali famiglie comandano nei mandamenti e nelle province in Calabria e non solo.

La 'ndrangheta nel nord Italia

I tentacoli della 'ndrangheta sono ormai estesi in tutte le regioni italiane e oltre. «Fuori dalla regione d’origine, le cosche calabresi - scrivono dalla Dia -, oltre ad infiltrare significativamente i principali settori economici e produttivi, replicano i modelli mafiosi basati sui tradizionali valori identitari, con “proiezioni” che fanno sempre riferimento al Crimine, quale organo unitario di vertice, che adotta ed impone le principali strategie, dirime le controversie e stabilisce la soppressione ovvero la costituzione di nuove locali». In particolare, le inchieste ad oggi concluse hanno, infatti, permesso di individuare nel Nord Italia 46 locali, di cui 25 in Lombardia, 16 in Piemonte, 3 in Liguria, 1 in Veneto, 1 in Valle d’Aosta ed 1 in Trentino Alto Adige. Più di recente, anche in Emilia Romagna le attività d’indagine hanno «gradualmente disvelato una ragguardevole incisività della ‘ndrangheta».

Ma c'è di più, perché, come sottolinea la Direzione investigativa antimafia, le mire della 'ndrangheta interessano ormai quasi tutte le regioni italiane: nella relazione vengono citati Lazio, Piemonte e Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Sardegna. «Proiezioni - è scritto ancora - che si spingono anche oltre confine e che coinvolgono molti Paesi europei (Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, 3 Svizzera, Germania, Austria, Repubblica Slovacca, Albania e Romania), il continente australiano e quello americano (Canada, USA, Messico, Colombia, Brasile, Perù, Argentina, Australia, Turchia ed Ecuador)».

Provincia di Reggio Calabria 

In provincia di Reggio Calabria, a livello strutturale non si registrano significativi mutamenti della criminalità organizzata durante il secondo semestre del 2022. La ‘ndrangheta - spiega la Dia - si conferma un’organizzazione a struttura unitaria, governata da un organismo di vertice, “provincia” o “crimine”, sotto al quale vi sono i “mandamenti” che insistono in tre macroaree geografiche (il mandamento centro, quello jonico e quello tirrenico) e al cui interno operano le locali e le ‘ndrine, assetto ribadito anche dalle pronunce definitive emesse all’esito del processo “Crimine”.

Mandamento centro 

Nella città di Reggio Calabria sarebbe confermata l’egemonia delle cosche De Stefano, Condello, Libri e Tegano. Diverse le sentenze di condanna e, sul fronte della prevenzione, le confische di beni ai danni di esponenti dei suddetti clan. 

Nel quartiere di Santa Caterina sarebbe ancora attiva la cosca Lo Giudice, con prevalenti interessi nel locale mercato ortofrutticolo. Nel medesimo quartiere opererebbe la cosca Franco, federata con i De Stefano. Le cosche Borghetto-Caridi-Zindato e Rosmini opererebbero invece nei rioni Modena e Ciccarello. La cosca Labate sarebbe attiva nel quartiere Gebbione. La storica cosca Araniti sarebbe invece attiva nella zona di Sambatello e Gallico. Nel quartiere Vito e i limitrofi Santa Caterina e San Brunello sarebbe operativa la cosca Stillittano, federata con la cosca Condello. Nella frazione cittadina di Trunca opererebbe la cosca Alampi, federata la compagine mafiosa dei sopra citati Libri. 

C'è poi la cosca Serraino, che permarrebbe attiva nel comune di Cardeto, nel quartiere San Sperato e nelle frazioni di Cataforio, Mosorrofa e Sala di Mosorrofa. La cosca Nasone-Gaietti opererebbe invece nel comune di Scilla. Proprio qui a seguito dell’operazione “Nuova Linea”, il 3 novembre 2022 è stato sciolto il Consiglio comunale. La cosca Zito-Bertuca-Imerti sarebbe attiva a Villa San Giovanni ove opera anche la famiglia Buda, federata con gli Imerti-Condello. 

A Bagnara Calabra sarebbero presenti gli Alvaro e Laurendi, questi ultimi in posizione più marginale. L’area di Melito Porto Salvo ricadrebbe invece sotto l’influenza criminale della famiglia Iamonte. Nei comuni di Roghudi e Roccaforte del Greco risulterebbero attive le storiche consorterie dei Pangallo-Maesano-Favasuli e Zavettieri, federate dopo la sanguinosa faida di Roghudi.

Nel comprensorio di San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri si confermerebbe il controllo criminale della cosca Paviglianiti che vanta forti legami con le famiglie Flachi, Trovato, Sergi e Papalia, con significative proiezioni lombarde e consolidati rapporti con le cosche reggine dei Latella e dei Tegano, nonché con i Trimboli di Platì e gli Iamonte di Melito Porto Salvo. Nel territorio di Condofuri sarebbero presenti i Paviglianiti, i Nucera e i Rodà-Casile. Infine, nell’area insisterebbe anche l’articolazione territoriale della ‘ndrangheta denominata locale di Gallicianò come acclarato dagli esiti dell’operazione “El Dorado”.

Mandamento tirrenico

Nella Piana di Gioia Tauro, come in passato, risulterebbe confermata la consolidata posizione egemonica della ormai storica cosca Piromalli. Si annovera poi la presenza della cosca Molè, un tempo federata ai Piromalli, la quale avrebbe spostato il baricentro dei propri interessi nei territori del centro (Roma, Civitavecchia e Umbria) e del nord Italia. Nel comprensorio di Rosarno-San Ferdinando opererebbero le cosche Pesce e Bellocco che «esercitano il controllo criminale sulle attività portuali, gestiscono il traffico di stupefacenti ed armi e risultano dediti anche alle estorsioni e all’usura». 

Nel semestre in esame il dinamismo e l’operatività delle predette cosche, spiega la Dia, sono documentati sia dalle indagini che hanno interessato direttamente i sodalizi, sia dagli esiti di alcuni importanti processi.

Nel rosarnese sarebbero operativi, inoltre, i Cacciola-Grasso, gruppo nato dalla scissione della originaria cosca Cacciola tuttora attiva e a questo contrapposta, nonché la cosca Pisano (“i diavoli di Rosarno”), «particolarmente attiva nel traffico di stupefacenti».

Nel comune di Seminara risulterebbero attive le cosche Santaiti, Gioffrè (cc.dd. ‘Ndoli- Siberia-Geniazzi) e Caia-Laganà-Gioffrè (cc.dd. ‘Ngrisi). Nel comune di Palmi permarrebbero le cosche Gallico e Parrello-Bruzzise. La famiglia mafiosa dei Crea sarebbe stanziale nell’area di Rizziconi, con diramazioni anche nelle regioni del Centro e del Nord Italia.  

Nel territorio di Castellace di Oppido Mamertina opererebbe la consorteria criminale Rugolo-Mammoliti. Nell’area di Oppido Mamertina sarebbero attive anche le cosche Polimeni-Mazzagatti-Bonarrigo e Ferraro-Raccosta. Il comprensorio dei comuni di Sinopoli, Sant’Eufemia d’Aspromonte e Cosoleto parrebbe rimanere sotto l’influenza della storica famiglia degli Alvaro.

Le storiche famiglie Facchineri e Albanese-Raso-Gullace sarebbero operative nel comune di Cittanova. Le famiglie Avignone-Zagari-Viola-Fazzalari sarebbero operative nel territorio di Taurianova alle quali si aggiungono i sodalizi Sposato-Tallarida, Longoversace di Polistena, Polimeni-Gugliotta di Oppido Mamertina, Petullà-Ierace-Auddino, Ladini e Foriglio-Tigani di Cinquefrondi. Nel comune di Giffone sarebbe attiva la cosca Larosa mentre nel Comune di Laureana di Borrello sarebbero risulterebbero i sodalizi Ferrentino-Chindamo e Lamari. Nella frazione San Martino del Comune di Taurianova presenti anche le cosche Zappia e Cianci-Maiohanoman.

Mandamento jonico

Nel mandamento jonico della provincia reggina, il locale di San Luca è da sempre considerato l’epicentro criminale della ‘ndrangheta - scrive la Dia - «poiché nel suo territorio sorge il luogo simbolo del Santuario della Madonna di Polsi, in passato sede storica dei summit mafiosi. Quello di San Luca è considerato, tra tutti i locali di ‘ndrangheta, come la “mamma” depositaria della tradizione, della “saggezza” e delle regole istitutive che costituiscono il patrimonio “valoriale” di tutte le cosche». A San Luca sarebbero attive le cosche Pelle-Vottari-Romeo e Nirta-Strangio la cui lunga e feroce contrapposizione è sfociata nella ormai nota strage di Duisburg del 15 agosto 2007.

In seno al locale di Platì si confermerebbe l’operatività delle cosche federate Barbaro-Trimboli-Marando con proiezioni operative nel nord Italia. Nel locale di Africo risulterebbe attiva la cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti, con proiezioni anche oltre i confini regionali.  Il territorio di Locri risulterebbe ancora suddiviso tra le due cosche Cordì e Cataldo, le quali «dopo quarant’anni di cruente faide, avrebbero raggiunto uno stabile accordo per la spartizione degli affari illeciti» scrive la Dia.

A Siderno sarebbe attiva la cosca Commisso, contrapposta ai Costa. A Marina di Gioiosa Ionica, opererebbero le cosche Aquino-Coluccio e Mazzaferro il cui principale settore si confermerebbe quello del traffico di stupefacenti. Nel Comune di Gioiosa Jonica sarebbero ancora operative le cosche Jerinò e Scali-Ursino (o Ursini), quest’ultima federata con quella dei Costa di Siderno che manterrebbe il suo core business nel traffico di armi e di stupefacenti. Nell’area compresa tra i comuni di Monasterace, Stilo, Riace, Stignano, Caulonia e Camini opererebbe la cosca Ruga-Metastasio-Leuzzi legata a quella dei Gallace, attiva nella vicina Guardavalle nel Catanzarese. Nel contesto di Caulonia sarebbe attiva la cosca Vallelonga. Di Caulonia sono originarie anche le famiglie Maiolo e Manno.

Nel comune di Sant’Ilario dello Jonio è attiva la cosca Belcastro-Romeo, mentre nel comune di Careri risultano attive le famiglie Cua-Riziero, Ietto e Pipicella, legate alle vicine cosche di San Luca e Platì. Nel comune di Bruzzano Zeffirio sarebbe attiva la cosca Talia-Rodà. Nel comune di Antonimina opererebbe la cosca Romano, ad Ardore la cosca Varacalli, a Canolo la cosca Raso, a Ciminà le cosche Nesci e Spagnolo e a Cirella di Platì la cosca Fabiano.

Provincia di Catanzaro

Nel territorio della provincia di Catanzaro sarebbe confermata la presenza dei clan “storici” dei Gaglianesi, dei Grande Aracri di Cutro e dei cosiddetti Zingari (famiglie Costanzo -Di Bona, Abbruzzese-Bevilacqua, Passalacqua, Berlingeri). Secondo la Dia, «l’area più instabile risulta essere quella di Lamezia Terme ove si registrano dinamiche criminali che traggono origine dal non ancora definito “controllo del territorio” aspramente conteso dalle storiche cosche della Piana che starebbero tentando di riorganizzarsi a seguito delle incisive operazioni di polizia eseguite nel tempo (a partire dal 2012 “Medusa”, “Perseo”, “Chimera” e “Andromeda”) con l’arresto di numerosi esponenti apicali».

Proprio a Lamezia si confermerebbe la presenza di una variegata compagine composta dalla ‘ndrina confederata Iannazzo-Giampà-Da Ponte-Canizzaro egemone anche grazie all’alleanza con Torcasio-Cerra-Gualtieri, un tempo rivali, e dai clan di etnia rom.

Nel territorio di Soveria Mannelli e Decollatura, area nota come “massiccio del Reventino”, sarebbero operative le famiglie Scalise e Mezzatesta, tra loro contrapposte. A Guardavalle i Gallace, di cui sono stati catturati due latitanti nel periodo preso in considerazione dalla Dia. Nel comune di Soverato l’indebolimento della menzionata cosca Sia-Procopio-Tripodi, sembrerebbe aver fatto emergere nuovi esponenti all’interno del gruppo Procopio-Mongiardo di San Sostene superiore.

Nel Catanzarese, evidenzia infine la Dia, forte sarebbe l’influenza da parte di clan di altre province. «Dall’analisi complessiva eseguita sugli esiti investigativi concernenti i rapporti tra i clan delle diverse province, è emerso che la zona dell’alto Jonio catanzarese sarebbe influenzata dalle cosche isolitane (Isola di Capo Rizzuto) e crotonesi; il territorio del basso Jonio catanzarese, invece, sarebbe condizionato dai gruppi jonico-reggini, mentre l’area lametina risentirebbe dell’influenza delle cosche reggino-vibonesi con stretti legami tra i sodalizi dell’alto tirreno catanzarese e del basso tirreno cosentino».

Provincia di Vibo Valentia

Nella provincia di Vibo Valentia, spiega la Dia nella relazione semestrale, è quella dei Mancuso la cosca egemone: attiva a Limbadi e Nicotera, ha esteso il suo potere anche in altri comuni grazie ai legami con altri gruppi collegati. Le attività di questo clan si concentrano su traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo ed estorsioni, ma anche sul settore turistico-alberghiero. 

Per quanto riguarda la città capoluogo, si registrerebbe la presenza dei Lo Bianco-Barba, dei Camillò-Pardea e dei Pugliese, mentre nel litorale del capoluogo agirebbe quella dei Mantino-Tripodi che vanterebbe proiezioni anche fuori regione. Nell’hinterland della città è tuttora attivo il locale di Piscopio.

Nella zona ricompresa tra i comuni di Maierato, Stefanaconi e Sant’Onofrio sarebbero attive, rispettivamente, le famiglie Petrolo, Patania e Bonavota. Nell’area di Serra San Bruno sarebbe operativa la famiglia Vallelunga e nel comune di Soriano Calabro quella degli Emanuele, contrapposta a quella dei Loielo. Nell’area di Zungri e Briatico sarebbero attive le famiglie degli Accorinti-Fiammingo-Barbieri-Bonavena, a Tropea quella dei La Rosa, mentre nei comuni di Pizzo Calabro, Francavilla Angitola, Filogaso e Maierato opererebbero le famiglie Fiumara, Manco e Cracolici.

Provincia di Crotone

Il territorio della provincia di Crotone storicamente è stato influenzato dalla cosca dei Grande Aracri di Cutro, ritenuta dalla Dia punto di riferimento delle altre consorterie criminali del territorio e con significative proiezioni nel nord Italia. Nel capoluogo risulterebbero operative le famiglie Vrenna-Corigliano-Bonaventura e i Barilari-Foschini.

C'è poi la famiglia Tirnicchio-Manetta rimarrebbe egemone in località Cantorato mentre i Megna e i Russelli sarebbero attivi nella frazione di Papanice e a sud del capoluogo. Nella zona di Isola di Capo Rizzuto sarebbero attivi gli Arena-Nicoscia-Manfredi. 

Provincia di Cosenza

Nel Cosentino le cosche locali avrebbero ampliato le capacità di “penetrazione ambientale” nel tessuto socio-economico cosentino. «A Cosenza e nel suo hinterland (principalmente a Rende e Roggiano Gravina) è stata accertata la presenza di più cosche mafiose - dedite in prevalenza alle estorsioni, alla gestione del traffico di stupefacenti nonché all’usura e alle rapine - le quali, in base agli esiti dell’inchiesta “Reset” conclusa dalla Guardia di finanza e dalla Polizia di Stato il 1° settembre 2022, risultano far capo ad una “confederazione” composta da sette diverse articolazioni ‘ndranghetiste che manterrebbero un sostanziale ed unitario assetto strutturale. I 7 gruppi sarebbero quello dei Patitucci e dei Porcaro, dei D’Ambrosio, degli Zingari - Bruzzese e de “gli altri Zingari” tutti operanti nel comune di Cosenza. Il gruppo Presta agirebbe invece nel territorio del Comune di Roggiano Gravina e quello dei Di Puppo a Rende». All’esito della menzionata inchiesta “Reset”, l’11 novembre 2022 il Prefetto di Cosenza ha emesso un decreto di sospensione degli amministratori locali di Rende.

Nella zona tirrenica della provincia risulterebbero tuttora attivi i Muto a Cetraro, a Paola i clan contrapposti dei Serpa e dei Martello-Scofano-Ditto. Ad Amantea, invece, sarebbero operative le famiglie Gentile-Guido-Africano da un lato e Besaldo dall'altro «che manterrebbero rapporti di non belligeranza solo ai fini del perseguimento dei reciproci interessi illeciti». A San Lucido poi troviamo i Carbone e Tundis. 

Per quanto riguarda il versante jonico, a Cassano All’Ionio insisterebbero due importanti consorterie criminali, «tra le più pericolose e agguerrite della provincia di Cosenza: quella degli Zingari, riconducibile alla famiglia Abbruzzese attiva tra Cassano All’Ionio e Cosenza, e quella dei Forastefano. I due clan, dopo un periodo conflittuale, si sono riavvicinati e risulterebbero ora alleati nel traffico di stupefacenti e delle estorsioni». A Rossano si conferma l’operatività dei Galluzzi-Acri-Morfò.

 

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Secondo gli accertamenti, la struttura ospitava decine di natanti, veicoli e attrezzature in condizioni ritenute non conformi. Ipotesi di reati ambientali e cambio di destinazione d’uso del fabbricato
Redazione
25 maggio 2026
Ore 04:36
Capannone trasformato in rimessaggio barche abusivo a Vibo Valentia, scattano sequestro e denunce\n
le intercettazioni

Operazione “Baia Bianca”, quegli insulti alle forze dell’ordine che braccavano i narcos

La qualità del lavoro dei carabinieri di Scalea, con controlli costanti e perqiusizioni, è certificata da un insulto che alcuni indagati usavano per riferirsi a loro: «Cani morti». Parole dure, ma che sono anche la prova di quanto fosse diventata pesante, costante e asfissiante la presenza dei militari sul territorio
Francesca Lagatta
25 maggio 2026
Ore 04:30
Operazione “Baia Bianca”, quegli insulti alle forze dell’ordine che braccavano i narcos\n
Il contenzioso

Ferrovie della Calabria porta in Tribunale il Comune di Vibo: «Ci deve mezzo milione di euro per canoni non pagati»

Dalle concessioni del 2001 e del 2003 alla convenzione sul Terminal bus cessata nel 2020. Nell’atto si ricostruiscono diffide e tentativi di accordo. Ora la società chiede pagamenti, interessi e restituzione degli immobili
E.D.G.
25 maggio 2026
Ore 04:15
Ferrovie della Calabria porta in Tribunale il Comune di Vibo: «Ci deve mezzo milione di euro per canoni non pagati»\n
Voto nullo?

Comunali, a San Gregorio un elettore vota con la penna: scoppia il caos e arrivano i carabinieri

Invece della speciale matita copiativa sarebbe stata usata una normale penna a sfera. Poi, una volta scoperto l’errore, sarebbe stata consentita la ripetizione del voto
C. I.
24 maggio 2026
Ore 18:26
Comunali, a San Gregorio un elettore vota con la penna: scoppia il caos e\u00A0arrivano i carabinieri\n
Senza verità

Netturbini uccisi dalla ’ndrangheta a Lamezia, la figlia di Francesco Tramonte: «Non vogliamo i pentiti ma la giustizia»

Il ricordo dell’eccidio del 24 maggio 1991 nelle parole di Stefania Tramonte: «Ripenso a mia madre che non c’è più e a quanto è stata forte». Il sindaco Murone: «Da noi segnali di vicinanza allo Stato, perché ciò che è accaduto non si ripeta più»
Redazione Cronaca
24 maggio 2026
Ore 16:55
Netturbini uccisi dalla ’ndrangheta a Lamezia, la figlia di Francesco Tramonte: «Non vogliamo i pentiti ma la giustizia»\n
Ai domiciliari

Aggredisce l’ex fidanzata a calci e pugni dopo un litigio, arrestato a Petilia Policastro

La donna ha chiesto aiuto ai carabinieri e ha raccontato una serie di episodi di violenza fisica, minacce e sopraffazioni protrattisi nel tempo e legati alla relazione sentimentale
Redazione Cronaca
24 maggio 2026
Ore 13:10
Aggredisce l’ex fidanzata a calci e pugni dopo un litigio, arrestato a Petilia Policastro\n
Lieto fine

Dipignano, auto giù nella scarpata: ritrovato vivo dopo una notte di paura

Il 24enne era disperso da ore nel Cosentino: decisivo il contributo del padre nelle ricerche, poi il recupero tra le lamiere
Redazione
24 maggio 2026
Ore 13:04
Dipignano, auto giù nella scarpata: ritrovato vivo dopo una notte di paura\n
Sentenza contestata

«Tocci capro espiatorio per la strage del Raganello», Pappaterra (Mormanno) guida la rivolta dei sindaci «lasciati soli»

Dopo la condanna del sindaco di Civita a 4 anni, i primi cittadini calabresi si mobilitano: «Rispettiamo la magistratura ma siamo davanti a un precedente pericolosissimo, ciò che è accaduto a lui può accadere a ciascuno di noi». Il 30 maggio un'assemblea per rivendicare tutele concrete
Franco Sangiovanni
24 maggio 2026
Ore 12:58
«Tocci capro espiatorio per la strage del Raganello», Pappaterra (Mormanno) guida la rivolta dei sindaci «lasciati soli»\n
La decisione

Mommo Macrì ritorna in libertà: il Tribunale di Vibo ha convalidato l’arresto ma optato per l’obbligo di dimora

Misura già rientrante nella sorveglianza speciale alla quale è sottoposto il 42enne condannato in appello a 15 anni nell’ambito del processo Rinascita Scott. I carabinieri lo avevano arrestato perché sorpreso in un locale di Jonadi
G.B.
24 maggio 2026
Ore 12:37
Mommo Macrì ritorna in libertà: il Tribunale di Vibo ha convalidato l’arresto ma optato per l’obbligo di dimora\n
Sangue sulla strada

Tragedia a Crotone, tremendo incidente in moto per due gemelli di Cotronei sulla statale 106: un morto e un ferito

Scontro all’altezza del bivio di Papanice: nulla da fare per la vittima, deceduta sul colpo. Trasferimento in ambulanza per il passeggero del mezzo. Il sindaco di Cotronei: «Ci lascia un giovane buono». Annullate tutte le attività nella cittadina
Redazione Cronaca
24 maggio 2026
Ore 10:02
Tragedia a Crotone, tremendo incidente in moto per due gemelli di Cotronei sulla statale 106:\u00A0un morto e un ferito
In manette

Maltrattava la moglie da anni, arrestato 52enne a Palmi: violenze emerse solo dopo l’ultima Pasquetta

La donna si è rivolta alla polizia dopo l'ennesima aggressione. Le indagini del commissariato di Palmi hanno ricostruito un quadro di umiliazioni domestiche reiterate e mai denunciate
Redazione Cronaca
24 maggio 2026
Ore 09:44
Maltrattava la moglie da anni, arrestato 52enne a Palmi: violenze emerse solo dopo l’ultima Pasquetta\n
Sistema criminale

Netturbini uccisi a Lamezia, 35 anni senza verità: dietro gli omicidi le mire della ’ndrangheta sui miliardi dei rifiuti

Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte vittime innocenti di un sistema che aveva creato una guerra per mettere le mani su appalti contrassegnati da favoritismi dettati dalla politica e appetiti criminali. Le accuse pesantissime nella sentenza del 1993 che mandò assolto l’unico imputato
Alessia Truzzolillo
24 maggio 2026
Ore 08:39
Netturbini uccisi a Lamezia, 35 anni senza verità: dietro gli omicidi le mire della ’ndrangheta sui miliardi dei rifiuti\n
La decisione

Disordini dopo Crotone-Salernitana, daspo per chi lanciò oggetti dai balconi e colpì un poliziotto

La questura di Crotone ha emesso quattro provvedimenti dopo gli scontri del 15 marzo fuori dallo stadio “Scida”. Tre crotonesi e un tifoso campano non potranno entrare in nessuno stadio italiano per un anno
Redazione Cronaca
24 maggio 2026
Ore 08:19
Disordini dopo Crotone-Salernitana,\u00A0daspo per chi lanciò oggetti dai balconi e colpì un poliziotto\n
Progetto tramontato

Amazon, la ’ndrangheta e l’hub mai nato a Gioia Tauro: l’interesse del clan Piromalli nelle intercettazioni

Dalle certe dell’inchiesta “Res Tauro” emerge il tentativo della cosca di infiltrarsi nel progetto del polo dell’e-commerce. Tra presunte richieste estorsive, pressioni sulle assunzioni e contatti con intermediari sono partiti gli accertamenti antimafia della Dda di Reggio Calabria
Redazione Cronaca
24 maggio 2026
Ore 06:52
Amazon, la ’ndrangheta e l’hub mai nato a Gioia Tauro: l’interesse del clan Piromalli nelle intercettazioni\n
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