Dopo il voto

La fusione Cosenza-Rende-Castrolibero può essere un boomerang per il centrodestra: non ha la maggioranza nell’area urbana

Le Europee hanno ridimensionato i numeri della coalizione formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Il referendum previsto previsto entro la fine dell'anno è un rischio: se dovesse vincere il No sarebbe difficile per la Regione forzare ancora la mano

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di Massimo Clausi
17 giugno 2024
14:58
Il sindaco di Cosenza Franz Caruso e il consigliere regionale di Fi Pierluigi Caputo
Il sindaco di Cosenza Franz Caruso e il consigliere regionale di Fi Pierluigi Caputo

Passate le elezioni Europee dovrebbe riprendere, dopo più di un mese, l’attività legislativa del consiglio regionale. Fra le questioni più spinose sul tappeto c’è certamente quella della fusione fra Cosenza, Rende e Castrolibero per dar vita ad una nuova grande città superiore ai centomila abitanti. Sin dall’inizio della legislatura il centrodestra ha puntato forte su questa fusione presentando un’apposita proposta di legge. 

Il disegno legislativo è stato accompagnato da molte polemiche anche per la riforma alla legge quadro regionale sulle fusioni che, attraverso la solita “omnibus”, ha trasformato il referendum fra le popolazioni da vincolante a consultivo aggiungendo che l’atto di impulso della fusione non debba più partire dai consigli comunali bensì dalla Regione. Un modo, hanno detto molti, per imporre dall’alto una fusione “a freddo” eliminando ogni espressione di volontà popolare.


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Il centrodestra è andato avanti come un treno, svolgendo una serie di audizioni in Prima commissione e commissionando anche uno studio di fattibilità. L’iter si è chiuso con la risoluzione del 20 marzo. Pierluigi Caputo, esponente di Forza Italia, primo firmatario della proposta di legge, in un recente dibattito sul tema ha detto che «Prima delle ferie estive, porteremo la proposta di legge all’interno del Consiglio, così da approvarla e indire il referendum - dice -. Quando convocheremo i cittadini alle urne per raccogliere il loro orientamento? Forse a novembre, perché entro la fine del 2024 vorremmo chiudere la parte referendaria».

Inutile dire che la partita è anche e soprattutto politica e non solo di ingegneria istituzionale. Se dovessero andare male i ballottaggi a Vibo Valentia e Gioia Tauro, la grande area urbana cosentina potrebbe essere l’unica grande città governata dal centrodestra. Prima tocca vincere ovviamente le elezioni e prima ancora avere un risultato positivo al referendum. Anche se questo è puramente consultivo, è evidente che se dovesse prevalere il “no” non si può andare oltre in una forzatura politica.

Proprio qui sta il nodo politico perché se dovessimo guardare i dati emersi durante le Europee, il centrodestra non ha affatto la maggioranza dei consensi. I dati dicono che Forza Italia a Rende è addirittura sesto partito con il 9,5%. Il blocco del centrosinistra, considerando solo M5s, Avs e Pd, insieme arriva al 51,3%. Passando a Cosenza le cose non migliorano. Qui Forza Italia è quinto partito con il 11,3% e il trittico M5s, Avs e Pd arriva al 50,3.

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Discorso a parte merita Castrolibero.  Qui primo partito è la Lega che ha fatto un accordo con Idm di Orlandino Greco. Sono note le posizioni di Greco sulla fusione che osteggia soprattutto per il metodo. Durante la maratona elettorale in onda su LaC lunedì pomeriggio, ha annunciato le barricate a difesa del suo comune. «Se i miei concittadini voteranno in maggioranza per il No, non sarà certo la Regione ad imporsi con metodi antidemocratici». Restando ai numeri qui Forza Italia ha raccolto uno striminzito 7,9%, la Lega il 22,3; Pd 16,7 e M5s 19,4.

Insomma, se dovessimo guardare strettamente i numeri Forza Italia in particolare, ma il centrodestra in generale non ha la forza di imporre il suo progetto di fusione e il referendum potrebbe alla fine rappresentare un boomerang, molto pericoloso per il governo regionale. C’è chi arriva a dire che i dati così disastrosi del partito del Presidente Occhiuto sono dovuti anche a questo progetto “calato dall’alto”

Ipotesi. Un conto sono i voti per le Europee, forse uno dei voti più politici che ci siano, un altro una consultazione sulla fusione. Certamente se il progetto avesse coinvolto così tanto le popolazioni interessate forse i dati sarebbero diversi. Se il dibattito si dovesse polarizzare, quindi, il centrodestra rischia appunto un boomerang. Molto allora dipenderà dalla capacità di coinvolgere gli altri partiti nel progetto e molto dipenderà dall’atteggiamento del Pd, finora abbastanza ondivago con il no secco votato in prima commissione e poi la successiva apertura dei consiglieri regionali cosentini Bevacqua e Iacucci. 

Giornalista
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