Si aggrava il bilancio del violento sisma che ha colpito il Paese sudamericano: tra le vittime un italo-venezuelano. Diverse segnalazioni all’Unità di crisi del nostro Ministero degli Esteri
Arturo Guzzo, 65 anni, originario del Cosentino e proprietario di un ristorante nella capitale, racconta il suo pomeriggio di terrore: «I palazzi sembravano danzare, ho preso in braccio la bambina e sono corso fuori. Non sapevamo dove metterci al sicuro».
Le vittime accertate sono già oltre 160, ma il timore è che potrebbero essere almeno 10 volte di più. L'allarme dell'Usgs (Stati Uniti) è rosso: «Probabile un elevato numero di morti e danni ingenti per un Paese già in difficoltà»
La prima scossa è stata di magnitudo 7.1, la seconda addirittura del 7.5. Paese in ginocchio, si scava per cercare superstiti: linee telefoniche ko, funziona soltanto Whatsapp. Rientra l’allarme tsunami
Ad accoglierli, oltre alla premier, Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, la mamma di Trentini, Armanda Colusso, e il legale della famiglia, Alessandra Ballerini.
Nessuna tortura e cibo a sufficienza, ha dichiarato il cooperante italiano rilasciato oggi in Venezuela assieme all’imprenditore Mario Burlò: «È stato inaspettato. Non sapevamo nulla di Maduro»
L’annuncio del ministro degli Esteri Tajani su X. I due italiani sono nella sede dell’Ambasciata a Caracas, un aereo è già partito per riportarli nel nostro Paese
Porte delle carceri aperte per diversi detenuti. L’annuncio del presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana: «Mostriamo così la nostra incrollabile volontà di consolidare la pace e la convivenza pacifica tra tutti»
Sondaggi freddi sull’operazione contro Maduro, Congresso nervoso, maggioranza risicatissima alla Camera. Il presidente accelera, alza i toni e trasforma la politica estera in arma elettorale, mentre il tempo stringe e il rischio impeachment torna sul tavolo
Dal sequestro di Maduro alla dottrina Monroe rivisitata: Stati Uniti, Europa e la crisi delle regole internazionali tra uso della forza e interessi strategici
Il diritto internazionale dipende dalla cooperazione degli Stati: senza forza coercitiva reale, condanne e mandati restano simbolici. Ripensare l’Onu attorno a un Consiglio G20 potrebbe renderlo operativo e concreto
Il procuratore di Napoli “rilegge” l’arresto di Maduro: il Paese non produce fentanyl né controlla il mercato mondiale della cocaina. «Le vere direttrici passano da Messico e America centrale, mentre la “guerra alla droga” diventa spesso strumento politico»
Dopo l’attacco statunitense e l’arresto di Maduro, la politica italiana si è divisa tra chi plaude a Trump e chi protesta. Per Schlein «la democrazia non si esporta con le bombe»
Bruxelles evita una condanna esplicita delle sanzioni americane contro Caracas: pesano il rapporto transatlantico, l’assenza di una politica estera comune e il timore di ricadute economiche, mentre l’Unione resta ai margini della crisi
Dopo la cattura del presidente venezuelano, che proprio oggi è atteso davanti a un giudice federale a New York, il ministro degli Esteri difende l’azione Usa: «Il narcotraffico è anche uno strumento di attacco. No escalation, Venezuela oggi più libero»
Dalla depersonalizzazione di Maduro, dipinto come narcotrafficante, ai leak pilotati: la guerra vinta sui media, il ruolo ambiguo dell’Italia e l’Europa divisa mentre Caracas diventa un laboratorio del modello Noriega oggi globale
La cattura di Maduro riapre la domanda antica sul potere americano: perché punire alcuni e proteggere altri? Tra guerre, basi militari e petrolio, emerge la verità scomoda di un impero che non vuole chiamarsi tale, mentre la giustizia continua a non essere uguale per tutti
Trump ha detto ciò che l’Occidente ha sempre fatto senza dirlo: gli Stati perseguono i propri interessi, punto. Niente universalismo, niente missioni salvifiche. Solo potenza, economia, deterrenza e forza
All’Angelus il pontefice esprime «animo colmo di preoccupazione» per la crisi venezuelana. Il Coordinamento docenti dei diritti umani rilancia: «La sovranità non è astratta e vale solo se tutela diritti, legalità e dignità dei più fragili»
L’operazione “lampo” nell’America Latina è stato un banco di prova per Trump. Non più interventi militari massivi ma un ritorno a una dottrina antica: isolamento, penetrazione selettiva, uso degli apparati e gestione del tempo
Un’operazione presentata come atto di giustizia riapre una questione centrale: l’uso della “salvaguardia nazionale” come alibi per violare la sovranità degli Stati e controllarne le risorse, in una lunga continuità storica che va da Panama all’Iraq, fino ad oggi a Caracas